Edwards appoggia Obama, e gli porta il voto operaio.

Anthony M. Quattrone

Il senatore dell’Illinois, Barack Obama, non poteva sperare di più dopo la sonora, anche se prevista, sconfitta di martedì 6 maggio in West Virginia: mercoledì ha ottenuto il sostegno ufficiale da parte dell’ex senatore del Nord Carolina, John Edwards.

Gli organi di informazione hanno spostato immediatamente la loro attenzione dai risultati negativi delle primarie di martedì, alla decisione di Edwards. La tempistica dell’annuncio di Edwards sembrerebbe parte di un’abile strategia mediatica della squadra di Obama, volta ad eliminare immediatamente qualsiasi ripercussione sfavorevole dei risultati di martedì. La campagna della senatrice di New York, Hillary Clinton, aveva tentato di capitalizzare il successo in West Virginia, dove la senatrice aveva vinto con oltre il 66 percento del voto popolare, ottenendo 20 delegati contro gli 8 per Obama, indicando che quest’ultimo non è particolarmente gradito dalla classe operaia bianca e dai bianchi con bassi livelli di scolarizzazione. Il West Virginia è uno stato conservatore, dove dominano i valori tradizionali americani di “dio, patria, e famiglia”. Leggi tutto l’articolo!

Edwards e Giuliani si ritirano!

John Edwards si ritira, ma ottiene l’impegno formale di Hillary Clinton e di Barack Obama a lottare per debellare la povertà in America. Rudi Giuliani si ritira e sostiene John McCain.

Memorabile discorso di Barack Obama alla University of Denver

ANTHONY M. QUATTRONE

L’ex senatore del Nord Carolina, John Edwards, ha deciso di “sospendere” la sua partecipazione nelle primarie democratiche. Dopo le primarie in Iowa, New Hampshire, Michigan, Nevada, e Sud Carolina, e prima del Super Tuesday del prossimo martedì, in cui si svolgeranno consultazioni elettorali in 22 stati, Edwards si è fatto da parte per “lasciare che la storia possa tracciare la sua via”, come ha detto nel suo discorso d’addio, a New Orleans, il 30 gennaio. Edwards ha aggiunto che, “con le nostre convinzioni e con un po’ di spina dorsale, ci riprenderemo la Casa Bianca a novembre”. E’ interessante notare che Edwards non ha dichiarato di ritirarsi dalle primarie, ma di “sospendere” la sua partecipazione, sia per poter continuare a ricevere il contributo pubblico per la sua campagna elettorale (un dollaro federale per ogni dollaro ricevuto da finanziatori privati, fino a un massimo di 250 dollari per finanziatore), sia per lasciare aperto uno spiraglio alla sua partecipazione all’azione politica dei democratici nei mesi a venire.

Edwards, tuttavia, ha deciso di non dare il suo appoggio specifico ad uno dei due candidati ancora in gara, la senatrice di New York, Hillary Clinton, o il senatore dell’Illinois, Barack Obama, preferendo di sostenere lo sforzo del partito democratico nel suo complesso, per vincere le presidenziali. L’ex senatore del Nord Carolina ha, tuttavia, strappato una promessa da entrambi i candidati ancora in gara. Clinton e Obama si sono formalmente impegnati con Edwards affinché la lotta per debellare la povertà in America fosse al centro dell’iniziativa del futuro presidente democratico.

La campagna elettorale di Edwards si è fermata dove era iniziata circa 13 mesi fa, a New Orleans. L’ex senatore aveva scelto questa città, vittima della distruzione causata dall’uragano Katrina, per far partire la sua campagna elettorale per dare una voce al “pianto degli oppressi che Washington non sente”. La campagna di Edwards è partita con una sfilza di idee progressiste come la necessità di dare la copertura assicurativa medica universale, è stato il primo a chiedere al Congresso di non finanziare la guerra in Iraq, e si è battuto in prima fila per denunciare il potere delle lobby a Washington, proponendo di regolamentarli.

Hillary Clinton, commentando la decisione di Edwards, ha dichiarato che “John Edwards ha chiuso la sua campagna oggi nello stesso modo in cui l’ha iniziata, stando a fianco alla gente che troppo spesso viene emarginata e lasciata sempre fuori dal nostro dibattito nazionale.”

Per Obama, in un discorso molto appassionato a Denver, ha commentato il ritiro di Edwards complimentandosi con l’ex senatore e sua moglie Elizabeth per la lotta contro la povertà che divide l’America in due, dichiarando che “la coppia ha sempre creduto profondamente che le due Americhe possono diventare una, e che il nostro paese può unirsi attorno a questo scopo comune”. Obama ha incoraggiato i suoi sostenitori ad abbracciare questo obiettivo dei coniugi Edwards.

E’ difficile capire come si comporteranno i sostenitori di Edwards nelle prossime primarie, in mancanza di una sua aperta e decisa preferenza per uno dei due candidati ancora in gara. Secondo un sondaggio condotto qualche giorno fa per l’Associated Press/Yahoo, fra i sostenitori dell’ex senatore il 40 percento appoggerebbe Clinton, il 25 è per Obama, mentre il restante 35 è ancora indeciso.

Mentre Edwards annunciava la “sospensione” della sua campagna elettorale a New Orleans, Barack Obama teneva un discorso, quasi in contemporanea, dinnanzi a 14 mila persone all’Università di Denver, in Colorado. Il numero dei partecipanti è considerato un record se si considera che nel 2004 solo 12 mila democratici votarono nelle primarie democratiche in Colorado.

Alla presenza di Caroline Kennedy, che lo ha presentato al pubblico, Obama ha detto che questa campagna elettorale “riguarda il passato che si batte contro il futuro, e se io sarò il candidato, i repubblicani non potranno far sì che queste elezioni riguardino il passato. Se scegliete il cambiamento, avrete un candidato che non dice alla gente solo quello che vogliono sentire. Le opinioni testate dai sondaggi e le risposte calcolate sono il modo in cui Washington affronta le sfide, ma non è il modo in cui si può vincerle, non è il modo in cui si ispira il nostro paese ad unirsi attorno ad uno scopo comune, e non è quello di cui l’America ha bisogno in questo momento. Avete bisogno di un candidato che dice la verità”.

Il discorso di Obama all’Università di Denver ha riportato alla ribalta concetti cari ai democratici, dai temi legati alla lotta per i diritti civili, a quelli della solidarietà, della libertà, e dell’ottimismo del progresso, ribadendo la necessità di unire l’America. Obama ha detto, “Abbiamo seguito un King (ndr: Martin Luther King) fino alla cima di una montagna, e un Kennedy (ndr: Bob Kennedy) che ci ha chiesto di rigettare l’insensata minaccia della violenza. Siamo il partito di un giovane presidente (ndr: John Fitzgerald Kennedy) che ci ha detto di chiederci cosa potevamo fare per il nostro paese, e che ci ha messo sulla traiettoria per la luna. Siamo il partito di un uomo che ha saputo superare un handicap personale (ndr: Franklin Delano Roosevelt), che ci ha detto che dovevamo avere paura solo della paura stessa, e che ha saputo battere il fascismo e liberare un intero continente dalla tirannia. Siamo il partito di Jackson, che riprese la Casa Bianca per la gente di questo paese. E siamo il partito di Jefferson, che scrisse le parole che ancora ascoltiamo — che siamo stati tutti creati uguali, e che ci mandò ad Ovest a tracciare nuovi sentieri, fare nuove scoperte, ed ad attuare le promesse dei nostri più alti ideali. Ecco chi siamo”. L’intero testo del discorso di Obama è disponibile in rete.

Sul fronte repubblicano, l’ex sindaco di New York Rudi Giuliani ha finalmente annunciato il 30 gennaio di ritirarsi dalla competizione elettorale e ha chiesto ai suoi elettori di sostenere il senatore dell’Arizona, John McCain. Giuliani e McCain sono apparsi insieme alla Biblioteca Presidenziale Ronald Reagan a Simi Valley in California. Giuliani ha dichiarato che “John McCain è il più qualificato dei candidati per essere il prossimo Comandante in Capo degli Stati Uniti. E un eroe americano.” Giuliani ha voluto anche rimarcare il significato del luogo dove ha deciso di annunciare il suo ritiro e l’appoggio che darà a McCain, dichiarando che “è giusto fare questo annuncio qui, presso la biblioteca Reagan perchè la leadership del presidente Reagan rimane un’ispirazione sia per John McCain,sia per me”. McCain, ha ringraziato Giuliani, definendolo “il mio forte braccio destro, il mio partner, il mio amico”.

Pubblicato su Agenzia Radicale il 31 gennaio 2008.

Barack Obama vince oltre le previsioni in Sud Carolina.

ANTHONY M. QUATTRONE

Barack Obama sbanca nel Sud Carolina, andando oltre tutte le previsioni dei sondaggi, ottenendo il 55,40 percento dei consensi degli elettori democratici.  Hillary Clinton ha ottenuto il secondo posto con il 26,5 percento, davanti a John Edwards con il 17,6 percento.

La straordinaria partecipazione popolare nelle primarie democratiche nel Sud Carolina, dove oltre 530 mila cittadini hanno votato, registrando l’83,5 percento di aumento rispetto al 2004, quando 290 mila democratici votarono, indica che l’interesse popolare nei confronti dei democratici si va consolidando, seguendo una traiettoria iniziata in Iowa e continuata negli altri stati dove, fino ad ora, si sono svolte le primarie del partito dell’asinello.

Secondo un exit poll condotto per il New York Times , circa il 55 percento dei votanti era composto da neri e 43 percento da bianchi.  Obama è riuscito a conquistare il 78 percento del voto nero, Clinton il 19, e Edwards il 2 percento.  Fra i bianchi, Obama ha ottenuto solo il 24 percento, contro il 36 per Clinton e il 40 per Edwards.

Secondo Patrick Healy del New York Times, la vittoria di Obama è in parte dovuta al fatto che il senatore dell’Illinois “è riuscito a portare al voto un altissimo numero di neri, una dinamica che non si dimostrerà necessariamente decisiva nei 22 stati in cui si svolgeranno le consultazioni il 5 febbraio”.  Nel suo articolo del 27 gennaio, Healy scrive che Obama ha ottenuto “una quota del voto bianco, il 24 percento, al di sotto di quanto ottenuto in Iowa e nel New Hampshire, un dato che solleva la preoccupazione che la questione razziale potrà dividere i democratici, anche a fronte dello straordinario entusiasmo che il partito dimostra nei confronti dei suoi candidati”.

Secondo l’influente deputato nero del Sud Carolina, James Clyburn, il quale continua a dichiarare una formale neutralità nei confronti di tutti i candidati democratici, gli attacchi molto duri che l’ex presidente Bill Clinton ha rivolto contro Obama lo hanno aiutato a procedere in avanti.  Per Clyburn, se Obama vincerà la candidatura democratica, “dovrà affrontare un’offensiva piena di attacchi quest’autunno, e potrà rivolgere lo sguardo verso il Sud Carolina, come il posto che lo ha temprato”.

Obama, immediatamente dopo aver appreso i risultati ha dichiarato, ad una folla festante in Columbia, la capitale del Sud Carolina, che “stasera, ai cinici che credevano che quello che era iniziato nelle nevi dell’Iowa era solo un’illusione è stata raccontata una storia diversa dalla brava gente del Sud Carolina. Dopo quattro grosse competizioni in ogni angolo del paese, abbiamo più voti, più delegati, e la più diversa coalizione di Americani che abbiamo visto da tanto, tantissimo tempo.”

Obama, rispondendo ad un attacco dei coniugi Clinton, che prima delle primarie del Sud Carolina hanno utilizzato qualche frase di Obama, fuori del contesto in cui erano state pronunciate, per far sembrare che il senatore dell’Illinois era favorevole alle idee dei repubblicani, ha dichiarato che “siamo di fronte a decenni di amara partigianeria che porta i politici a demonizzare gli avversari, invece di avvicinarsi.  E’ un tipo di partigianeria che ti vieta anche di dire che un repubblicano ha un’idea, anche se è un’idea che non condividi.  Questo tipo di politica non fa bene al nostro partito, e non fa bene al nostro paese.”

In un editoriale del New York Times di oggi, Caroline Kennedy, la figlia del presidente John F. Kennedy, assassinato nel 1963, ha scritto un opinione a favore di Barack Obama intitolato “Un presidente come mio padre”.  Caroline scrive che “non ho mai visto un presidente che mi ha potuto ispirare nel modo in cui le persone mi dicono che mio padre ispirava loro.  Ma per la prima volta, penso che ho trovato un uomo che potrebbe essere quel presidente—non solo per me, ma per una nuova generazione di americani”.

I democratici si concentreranno nei prossimi dieci giorni sulla tornata elettorale del 5 febbraio, quando in 22 stati si svolgeranno le consultazioni.  I repubblicani dovranno prima completare la gara in Florida, martedì 29 gennaio, dove al vincitore saranno assegnati tutti i 57 delegati in palio, per poi affrontare il Super Tuesday del 5 febbraio.  In Florida, voteranno anche i democratici, ma la direzione nazionale del partito ha tolto alla Florida tutti i delegati, sanzionando lo stato per aver anticipato la data delle primarie a gennaio.

Pubblicato su Agenzia Radicale il 27 gennaio 2008.

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