Elezioni pulite e il ritorno alla normalità

Il presidente Donald Trump ha perso le elezioni. Le ha perse in modo pulito. Non ci sono stati brogli e non ci sono stati grandi errori da parte degli addetti alle operazioni di voto in nessuno dei 50 stati o nei diversi distretti elettorali. Le poche irregolarità, abbastanza fisiologiche quando votano oltre 140 milioni di cittadini, non hanno favorito né una parte né l’altra. Ci sono state contestazioni legali e procedurali rispetto alle date cui accettare il voto per posta, al tipo di documento d’identità richiesto per chi votava di persona, su come contare i voti espressi con schede che gli scanner non riuscivano a leggere. Niente di più. Tutte le accuse, le esagerazioni, i video virali e le tante parole dette e messe in giro da complottisti di ogni specie, sono state rispedite al mittente. Non dai democratici, non da chi ha votato contro Trump, ma dagli stessi governatori repubblicani, dagli amministratori elettorali repubblicani, dai giudici nominati dai politici repubblicani, dalla stampa repubblicana. Insomma, Trump è sconfitto ed è isolato.


Le attuali accuse di brogli e di errori grossolani portate avanti da alcuni sostenitori di Donald Trump rientrano nella più ampia battaglia in corso negli USA sulla rappresentazione della realtà. Prima dell’ascesa di Trump, democratici e repubblicani potevano interpretare diversamente un evento, un accadimento, ma erano d’accordo che erano cose effettivamente accadute. Durante il corso del mandato del Presidente Trump, la CNN ha più volte messo in onda una pubblicità mostrando una mela, indicando che non importava quante volte la si volesse chiamare una banana, anche urlando ad alta voce, sarebbe sempre rimasta una mela. In America, con l’elezione di Joe Biden e Kamala Harris, è stato fatto un grande passo verso la normalità della realtà. Una banana è una banana e non è e non sarà mai una mela. Così come una mascherina da indossare durante la pandemia è sempre e solo una mascherina e non una dichiarazione politica. Trump accusava i democratici di usare il mantra “Covid-Covid-Covid” per motivi elettorali, e che la pandemia sarebbe miracolosamente scomparsa dopo le elezioni. Invece, continua ad esistere e i 244 mila morti sono reali. Così come lo sono i 181 mila nuovi casi registrati il 13 novembre. I morti e i contagiati sono democratici e repubblicani, cittadini e immigrati, giovani e anziani, imprenditori e operai, bianchi e neri.


È innegabile che una parte dell’opinione pubblica negli USA, così come altrove, è affascinata dalle interpretazioni fantasiose della realtà. Le teorie complottiste sono all’ordine del giorno. Colpiscono intellettuali e persone meno colte, ricche e meno abbienti, forse con pari frequenza. Il dubbio, non quello sano, scientifico, si è insinuato dovunque. E così si leggono commenti sui social che lasciano senza parole. Si nega l’esistenza del COVID-19, così come si nega che Biden abbia vinto in modo pulito le elezioni.


Tornando alla realtà, Joe Biden sarà il 46mo presidente degli Stati Uniti il 20 gennaio 2021. Senza una politica atta a contenere la pandemia, si stima che per quella data moriranno negli USA almeno altre 100 mila persone. Ed è per questo che Biden ha deciso, come primo atto formale da “president-elect”, di nominare una commissione sanitaria composta dai migliori specialisti attualmente disponibili negli USA, per affrontare la pandemia in modo decisivo, sistematico e scientifico. È il ritorno alla normalità della realtà.

Articolo pubblicato il 14 novembre 2020 su “Il Denaro” online.

Le balle di Trump

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Trump-Pinocchio dalla pagina web http://sociallyurban.com/20-donald-trump-lies/

Anthony M. Quattrone, Ph.D.

Uno dei più straordinari successi del presidente-eletto Donald Trump è quello di aver elevato ad arte e scienza, in contemporanea, la bugia, traendone enormi vantaggi, sempre, in ogni circostanza, almeno fino ad ora. E’ riuscito a farsi eleggere divulgando “notizie” senza fondamento, cioè false, costruite ad arte, o prese in prestito da siti complottisti della peggiore specie.

La CNN, nel servizio serale del programma di Erin Burnett del 29 novembre 2016, Out Front, ha evidenziato che diverse volte durante la campagna elettorale e anche oggi nel ruolo di presidente in pectore, Trump ha fatto affermazioni che si basavano sui falsi divulgati dal sito complottista di destra infowars.com. Il conduttore radiofonico conservatore Alex Jones, responsabile del sito complottista, ha evidenziato con compiacimento che Trump rilancia le bugie sostenute dalla destra estrema americana. Ultima della serie di bugie, è la notizia che milioni di immigrati illegali avrebbero votato nelle presidenziali USA e, pertanto, non è vero che nel voto popolare la candidata democratica Hillary Clinton è avanti di ben due milioni di voti. Il presidente-eletto Trump ha rilanciato la bufala su Twitter scatenando preoccupazioni anche fra i repubblicani di comprovata fede conservatrice come l’ex presidente della camera e ideologo di destra Newt Gingrich. Per quest’ultimo, Trump ha fatto un errore gravissimo nel rilanciare questa bufala, creando non poca preoccupazione fra gli addetti ai lavori rispetto alle future decisioni che sarà chiamato a prendere.

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Trump durante il dibattito del 19 ottobre 2016. Foto Win McNamee/Getty Images – http://www.slate.com

Le bufale sono ormai una caratteristica del marchio Trump. Qualche anno fa, nel 2011 portò avanti, sempre con il sostegno di vari conduttori radiofonici dell’esterma destra complottista, la bufala che il presidente Barack Obama non era nato negli Stati Uniti, che il certificato di nascita era falso, e che, pertanto, non aveva uno dei requisiti fondamentali per ricoprire la carica di presidente degli Stati Uniti. Finalmente, il 16 settembre 2016, Trump ammise che Obama era nato negli USA, ma divulgò la notizia falsa che era stata Hillary Clinton a mettere in giro dubbi su dove fose nato Obama. Insomma, è stato abile anche quando è stato totalmente sbugiardato, riuscendo ad insinuare il dubbio che la colpa della bufala contro Obama era stata generata dalla Clinton!

Trump ha utilizzato l’arte della bugia in modo maestrale anche durante le primarie repubblicane, specialmente contro il rivale Ted Cruz, divulgando la notizia falsa, presa direttamente da Alex Jones, che il papà di Ted Cruz era con Lee Harvey Oswald, l’assassino di John F. Kennedy, poco prima dell’uccisione di quest’ultimo.

Il 20 ottobre 2016, poche settimane prima delle elezioni, Trump ha dichiarato che il Dipartimento di Stato aveva “smarrito” 6 miliardi di dollari e che la Clinton, da Segretario di Stato, non poteva non sapere che fine avevessero fatto i soldi. Ovviamente, la “notizia” era completamente senza fondamento ed è servita a dipingere la Clinton come una “criminale” da rinchiudere in galera – la “crooked Hillary” (Hillary la malfattrice) seguita dall’urlo della folla “lock her up” (rinchiudetela). Trump ha, infatti, promesso ai suoi elettori che avrebbe messo la Clinton dietro le sbarre se fosse stato eletto… anche se oggi, dopo aver vinto, sembrerebbe intenzionato a rimangiarsi la promessa… Troppo magnanime!

Una delle balle più inquietanti sostenute dal presidente-eletto è che i cinesi sono responsabili della “bufala” del riscaldamento globale. Per Trump i cinesi usano l’imbroglio del riscaldamento globale per danneggiare le industrie americane, e, pertanto, il presidente Barack Obama, firmando trattati a difesa dell’ambiente, è responsabile  della scarsa competività delle imprese americane nel mercato globale.

Non ci sarà da sorprendersi se a breve il presidente-eletto farà dichiarazioni sulle scie chimiche, contro la riunione del Bilderberg, sul ruolo dei banchieri ebrei nella gestione delle crisi finanziarie, e, semmai chiederà anche una riunione delle grandi potenze per bloccare le attività dei “rettiliani”, in perfetta sintonia con i complottisti mondiali, e in linea con la destra estrema americana.

Siamo entrati nell’era della post-verità, un termine ben descritto da Gloria Origgi in un commento pubblicato sul suo blog su “Il Fatto Quotidiano” online il 21 novembre 2016. Il termine è stato definito la parola inglese dell’anno (“post-truth”) da parte della prestigiosa Oxford English Dictionary.

E ora prepariamoci alla prossima balla del presidente-eletto.

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