President Obama, with Vice President Joseph R. Biden Jr., Gen. David H. Petraeus and Secretary of Defense Robert M. Gates, announced his removal of Gen. Stanley A. McChrystal as the top commander in Afghanistan on Wednesday and his appointment of Gen. Petraeus to lead the war effort there. Doug Mills/The New York Times
Il presidente Barack Obama ha licenziato il 23 giugno 2010 il generale Stanley McChrystal, comandante delle truppe Usa e alleate in Afghanistan, e l’ha rimpiazzato con il suo diretto superiore, il generale David H. Petraeus, per condurre una guerra che ormai va avanti da ben nove anni. Obama ha punito McChrystal per le spregiudicate dichiarazioni che il generale e il suo staff hanno rilasciato alla rivista americana Rolling Stone, normalmente specializzata in fatti musicali, in cui hanno criticato, senza mezzi termini, membri dell’amministrazione Obama, alcuni senatori, e anche qualche governante di paesi alleati, suscitando irritazione ai massimi livelli sia negli Usa, sia fra gli alleati.
Il generale Petraeus, per contro, è considerato l’artefice della strategia militare americana, denominata “surge” (ondata o rinforzi) che ha stabilizzato l’Iraq nel 2008, permettendo il successivo ritiro del grosso delle forze americane dal Paese. Petreaus è stimato per il suo approccio razionale e metodico nella conduzione di operazioni militari, e per la capacità di rimanere calmo e rispettoso delle autorità civili, anche dinanzi ad attacchi pubblici, che rasentano la diffamazione, come quando nel settembre del 2007 testimoniò dinanzi al Congresso per spiegare la sua strategia militare in Iraq, e alcuni gruppi della sinistra democratica giocarono sul suo nome, trasformando la fonetica in “Betray us”, overro, “tradiscici”. Leggi tutto
La scelta di Netanyahu di costruire nuove case a Gerusalemme Est mette in difficoltà la politica anti-iraniana di Obama
US Vice President Joe Biden (L) and Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu sit down for dinner at the prime minister's residence in Jerusalem. Israel sealed off the West Bank amid tension in Jerusalem over controversial plans to build new homes for Jewish settlers and fears of fresh violence at the Al-Aqsa mosque compound. (AFP/File/David Furst)
Anthony M. Quattrone
Qualcosa si è rotto nel rapporto fra gli Stati Uniti e Israele quando, durante la visita del vice presidente americano, Joe Biden, il governo di Gerusalemme ha annunciato di aver approvato la costruzione di nuove unità abitative per israeliani nella parte orientale della capitale, annessa nel giugno 1967, dopo la “Guerra dei sei giorni”. Molti paesi non riconoscono la sovranità di Israele su Gerusalemme, mentre l’autorità nazionale palestinese vorrebbe che la parte orientale della città diventasse la capitale del futuro stato palestinese. La determinazione dello status permanente della Città santa, della sua sovranità territoriale, è uno dei principali temi da risolvere per fare avanzare il processo di pace in Medio Oriente.
La visita di Biden in Israele e in Palestina la settimana scorsa doveva servire per far ripartire il processo di pace, arenatosi con l’avvento al potere di Hamas a Gaza nel 2006, seguito da provocatori e devastanti lanci di missili da Gaza contro le popolazioni civili in Israele fra il 2006 e il dicembre 2008, e l’intervento armato israeliano a Gaza nel dicembre 2008. Durante i ventidue giorni di combattimenti, a Gaza sono morti 1.400 palestinesi e tredici israeliani, e sono stati inflitti danni ingenti alle infrastrutture palestinesi. L’intervento militare israeliano terminò pochi giorni prima dell’insediamento di Barack Obama alla Casa Bianca.
Le divergenze fra Stati Uniti e Israele non sono nuove. Tuttavia, questa volta, secondo una prima dichiarazione dell’ambasciatore israeliano a Washington, Michael Oren, si è alla presenza di “una crisi di proporzioni storiche, la peggiore dal 1975”. L’ambasciatore ha rettificato più tardi la dichiarazione, cercando di imputare ai giornali un’erronea interpretazione delle sue dichiarazioni.
Mentre i governanti israeliani cercano di minimizzare l’accaduto, negli Usa l’atmosfera non è delle migliori nei confronti del tradizionale e fidato alleato in Medio Oriente. Diversi membri del governo Obama hanno apertamente criticato il primo ministro Benjamin Netanyahu sia per la decisione riguardanti Gerusalemme Est, sia per la globale mancanza di rispetto nei confronti degli Usa. Le critiche spaziano da generali dichiarazioni per l’ingratitudine dei governanti israeliani verso gli americani, ad aperte accuse di sabotaggio del processo di pace e delle iniziative che il presidente Obama sta prendendo verso il mondo arabo e islamico. Leggi tutto l’articolo
Republican presidential candidate John McCain and his running mate Sarah Palin celebrate on stage at the end of the Republican National Convention in St Paul, Minnesota on September 4. (AFP/Robyn Beck)
Anthony M. Quattrone
Ora che le Convention dei due partiti si sono concluse, l’attenzione degli esperti e dei sondaggisti USA si concentrano sui quei fattori che potrebbero influenzare in modo decisivo come voteranno gli americani alle presidenziali del prossimo novembre. L’entusiasmante prova del candidato democratico, il senatore dell’Illinois, Barack Obama, durante la Convention democratica che si è svolta durante l’ultima settimana di agosto, è stata ampiamente pareggiata dall’altrettanta brillante performance del “ticket” repubblicano, composto dal candidato presidente, il senatore dell’Arizona, John McCain, e dalla candidata alla vicepresidenza, la governatrice dell’Alaska, Sarah Palin, durante la Convention repubblicana che si è tenuta nella prima settimana di settembre. I discorsi dei due candidati repubblicani sono stati seguiti da oltre 38 milioni di ascoltatori a testa. Secondo un sondaggio della Rasmussen Reports pubblicato il 5 settembre 2008, l’entusiasmo per la Palin ha addirittura messo in secondo piano, almeno per il momento, sia Obama, sia McCain, registrando per la governatrice dell’Alaska un giudizio favorevole del 58 percento degli intervistati, contro il 57 percento sia per Obama, sia per McCain, seguiti dal 48 percento per il senatore del Delaware, Joe Biden, il candidato democratico alla vicepresidenza.
E’ ancora troppo presto per valutare se la scelta della governatrice Palin, come candidata alla vice presidenza, da parte di McCain servirà per garantire a quest’ultimo l’appoggio della destra religiosa. La Palin ha certamente a suo favore l’immagine di donna forte e ispirata dal credo dei cristiani evangelici americani, come è descritta da Kirk Johnson And Kim Severson in un articolo del New York Times intitolato “Nella vita e nella politica della Palin, l’obiettivo è di seguire la volontà di Dio”. La Palin abbraccia un credo che unisce la lotta contro l’aborto e al matrimonio gay, con il diritto di portare un’arma per cacciare e per difendersi, l’uso estensivo della pena di morte, e l’interpretazione letterale della Bibbia Mentre il carisma della Palin potrà forse servire a McCain per portare alle urne una parte dei 30 milioni di evangelici che tradizionalmente votano repubblicano, ma che non hanno particolari simpatie per lui, a causa di alcune sue posizioni liberali sui temi sociali, non è certo che l’immagine di cacciatrice e forte sostenitrice della pena di morte, e di ex cattolica, sia in linea con le intenzioni di voto di milioni di cattolici e delle donne in generale. Leggi tutto l’articolo!
Democratic presidential nominee Sen. Barack Obama, D-Ill., gives a thumbs up after speaking at the Democratic National Convention in Denver, Thursday, Aug. 28, 2008. (AP Photo/Jeff Chiu)
Anthony M. Quattrone
Giovedì sera si è conclusa a Denver, nel Colorado, la Convention del Partito democratico che ha incoronato il senatore dell’Illinois, Barack Obama, come candidato ufficiale del partito per le elezioni presidenziali americane del 4 novembre. Dinnanzi ad oltre ottantamila partecipanti, Obama ha tenuto un discorso in cui ha toccato i temi fondamentali che dovrebbero marcare la sua presidenza: lo stato dell’economia, il sistema sanitario nazionale, la condizione delle scuole, e la sicurezza degli Stati Uniti.
La settimana prossima sarà il turno dei repubblicani, che terranno la loro Convention dall’1 al 4 settembre 2008 a Minneapolis-St. Paul, nel Minnesota, dove il senatore dell’Arizona, John McCain, dovrebbe annunciare il nome del candidato repubblicano alla vice presidenza.
Pochi giorni prima della Convention democratica, Obama aveva scelto il senatore del Delaware, Joseph Biden, come candidato alla vice presidenza. Con la scelta di Biden, gli strateghi democratici speravano e sperano ancora di convincere quegli elettori preoccupati per l’apparente mancanza di esperienza del giovane senatore afro americano a sostenerlo. Biden, senatore dal 1973, porta un enorme bagaglio d’esperienza sia in politica estera, sia nel campo giudiziario. Dal 1987 al 1995, Biden è stato il presidente della commissione giustizia del Senato, partecipando a diverse audizioni per nominare giudici alla Corte Suprema. Successivamente, si è alternato con i repubblicani alla presidenza dell’importante commissione politica estera del senato, di cui è attualmente il presidente. Leggi tutto l’articolo!