La preghiera dei terroristi durante l’assalto a Capitol Hill

Il giornalista Luke Mogelson della rivista “The New Yorker” ha seguito i sostenitori di Trump mentre assalivano il palazzo del Congresso. All’ottavo minuto i rivoltosi rivolgono un ringraziamento all’Altissimo per averli fatti entrare a Capitol Hill per combattere contro i globalisti, i comunisti e tutti i traditori. Nel manifestare il loro amore per Gesù Cristo, chiedono una benedizione per i “patrioti”. La rivista ha pubblicato il video su YouTube il 17 gennaio 2021.

Usa, rischio di nuove violenze dopo l’assalto al Congresso

La tensione, innescata dai sostenitori di Donald Trump con l’assalto del 6 gennaio 2021 a Capitol Hill, sta crescendo pericolosamente. Un documento interno del Federal Bureau of Investigations (FBI), ottenuto dalla rete televisiva ABC, riporta di gruppi armati che pianificano l’assalto ai palazzi dei governatori e alle sedi delle parlamentari dei 50 stati. Gli attacchi saranno lanciati, secondo il documento, fra il 16 e il 20 gennaio, inoltre si accenna anche a un nuovo attacco al Congresso e ai palazzi del governo federale fra il 17 e il 20 gennaio.


La notizia è arrivata alle 20:00 di lunedì 11 gennaio 2021; lo stesso giorno in cui la Camera ha iniziato la procedura per incriminare il Presidente Donald Trump per i fatti del 6 gennaio. È molto probabile che la Camera approvi l’impeachment del presidente Trump prima del passaggio delle consegne a Joe Biden, previsto per il 20 gennaio.


Ad accrescere la tensione sono anche le dimissioni di Chad Wolf, capo del Department of Homeland Security (equivalente al ministero degli interni in Europa), annunciate poco dopo le rivelazioni della ABC. Il dicastero di Wolf è responsabile del coordinamento delle attività atte a prevenire e a combattere tutte le minacce terroristiche in America.


La CNN ha rivelato che due poliziotti del Capitol Police sono stati sospesi per il loro presunto ruolo di “collaborazionisti” degli assalitori del Congresso. Altri quindici poliziotti sono indagati. Nel frattempo, sono stati arrestati dei poliziotti, appartenenti a dipartimenti di polizia di diverse città americane, che erano fra gli “assalitori” del 6 gennaio.


Inoltre, emergono anche le responsabilità dei vertici della polizia e della Guardia Nazionale per le inefficienze riscontrate nel coordinamento delle attività di sicurezza. Le procedure per attivare la guardia nazionale, già considerate “burocraticamente lente” in tempi “normali”, sembrerebbero essere state ulteriormente rallentate dalla leadership politica asservita a Trump, prima e durante l’assalto al Congresso. Volano accuse fra vertici della polizia e il Pentagono.


I prossimi giorni saranno determinanti per la democrazia americana. L’FBI avrà un ruolo decisivo da svolgere nel prevenire che terroristi e estremisti di destra, spesso organizzati in gruppi paramilitari, possano mettere a ferro e fuoco le capitali dei 50 stati e Washington stessa. La polizia federale così come la polizia locale e la Guardia Nazionale dovranno essere pronte a contrastare, loro malgrado, anche militarmente eventuali assalitori.

Contemporaneamente, sarà fondamentale per gli organi politici trovare un equilibrio fra la necessità di sanzionare Trump per aver istigato l’insurrezione contro lo Stato e quella di dare sfogo al malessere dei suoi sostenitori, riportandoli all’interno del processo democratico, parlamentare e, in primo luogo, non violento. Questo, tuttavia, non sarà possibile senza che i leader repubblicani contribuiscano a smantellare le bugie sostenute da Trump e dai suoi alleati sulla correttezza delle elezioni.


Il momento è decisivo per la tenuta democratica e lo stato di diritto negli Stati Uniti.

Pubblicato da “Il Denaro” il 12 gennaio 2021.

L’assalto al Congresso non impedisce la conferma di Biden

Il 6 gennaio 2021 rimarrà nella storia americana non solo come la data dell’assalto al Congresso ma anche per la epica vittoria dei democratici nelle votazioni suppletive svolte in Georgia per l’elezione di due senatori; due seggi, acquisiti dai democratici, che valgono il controllo del Senato.  La vittoria democratica delle elezioni svoltesi a novembre è ora completa. I democratici hanno conquistato la maggioranza al Senato, in aggiunta a quella già acquisita alla Camera.

L’assalto al Congresso

L’ultima volta che il Congresso americano ha subito un assalto è stato il 24 agosto 1814; i Britannici lo misero a ferro e fuoco nel corso della “Guerra Anglo-Americana”.

L’assalto del 6 gennaio 2021, non è stato condotto da forze militari o da terroristi stranieri, ma da cittadini americani, più precisamente dai supporter di Donald Trump.

Per loro le autorità USA hanno coniato il termine “terroristi domestici”. Questi ultimi hanno accolto pienamente l’invito rivolto loro dal Presidente Trump, poco prima, durante il comizio dello stesso giorno, di marciare sul Congresso per bloccare la prevista certificazione dell’esito elettorale, e cioè della vittoria di Joe Biden.

Trascorse alcune ore, dopo le inaudite violenze che sono state trasmesse in diretta dai media di tutto il mondo, quando le forze di sicurezza hanno ripreso il controllo del “Capitol”, i parlamentari hanno potuto riprendere la sessione, certificando il processo elettorale assegnando la vittoria a Joe Biden.

Il fallimento della sicurezza

Come è stato possibile per i manifestanti riuscire ad entrare al Congresso? Di chi sono le responsabilità operative?  Una indagine chiarirà cosa non abbia funzionato.  È necessario ricordare che la giurisdizione sulle diverse forze di polizia presenti a Washington, le loro competenze e la gestione delle tematiche sulla sicurezza sono articolate e complesse, e quindi richiedono un elevato livello di coordinamento fra autorità locali e federali, che è venuto a mancare.

Le responsabilità di Donald Trump

L’assalto rappresenta il culmine di una strategia attuata già prima dell’elezione di Trump. Strategia fondata sulla manipolazione e falsificazione della realtà, ciò che i suoi collaboratori chiamavano candidamente: un altro punto di vista, un’altra verità’.  Trump ha saputo sfruttare la propensione, di una parte della popolazione americana, seppur minoritaria, a credere a notizie sensazionalmente false.  Per esempio, nel 2010 abbracciò e rilanciò come cavallo di battaglia, la bufala che Barack Obama non fosse nato in America e, pertanto, seconda la Costituzione, la sua elezione alla presidenza fosse illegittima.  Nel 2016, quando diventò presidente perché aveva ottenuto più voti dei grandi elettori rispetto a Hillary Clinton, nonostante quattro milioni di voti popolari in meno, dette vita alla bufala che avevano votato milioni di immigrati illegali. Rilevante, e più recente, in ordine temporale, la bufala concernente i presunti brogli elettorali a suo danno nelle elezioni dello scorso novembre.

Finalmente, ieri 7 Gennaio, per quanto solo a seguito delle enormi pressioni ricevute anche dall’interno del suo partito, Trump ha ammesso pubblicamente che il 20 gennaio gli USA avranno un “nuovo governo”. Non ha mai citato il nome Joe Biden e a continuato a ritenersi vincitore delle elezioni. Anche in questo momento così drammatico per la Nazione, ha trovato modo di somministrare l’ultima bufala (speriamo) del suo mandato. Ha dichiarato di aver inviato personalmente la Guardia Nazionale a respingere l’assalto e disperdere la folla. Tutto il mondo ha visto che ciò non è accaduto. Ovviamente, ha negato anche che questi estremisti fossero suoi sostenitori. 

A pochi giorni dalla fine del suo mandato, di fronte alla evidenza che Trump sia da considerare il mandante politico dell’assalto al Congresso, anche un numero crescente di parlamentari repubblicani sta chiedendo la testa del Presidente.  Mancano, però, i tempi tecnici sia per impostare la procedura di impeachment volta a rimuovere il presidente Trump sia per attivare la procedura prevista dal XXV emendamento alla Costituzione che prevede la possibilità di rimuovere il Presidente in carica con un provvedimento approvato dalla maggioranza dei ministri del governo. 

Qualora Trump dovesse rimanere in carica fino al termine previsto, si pensa di sanzionare il suo operato con una censura formale del Congresso; probabilmente da decretare anche dopo la sua uscita dalla Casa Bianca, per garantire una traccia storica del provvedimento.

La vittoria dei democratici in Georgia

La vittoria dei democratici Jon Ossoff e del reverendo Raphael Warnock sui repubblicani Kelly Loeffler e David Perdue nelle elezioni suppletive in Georgia ha garantito ai Democratici due seggi al Senato, acquisendone così la maggioranza.

Ora, infatti, i democratici possono contare su 48 senatori, più 2 indipendenti in coalizione, e sul voto decisivo della Vice Presidente USA e Presidente del Senato Kamala Harris raggiungendo così, quota 51, uno in più dei 50 senatori a disposizione dei repubblicani.

Le preoccupazioni delle autorità istituzionali

I massimi esponenti delle istituzioni degli Stati Uniti sono ora molto preoccupati per eventuali ulteriori colpi di testa che Trump potrebbe intentare nei giorni che mancano alla fine del suo mandato. Temono che possa far correre seri rischi alla sicurezza degli Stati Uniti. Da quando è stato nominato Presidente, le sue iniziative estemporanee da imbarazzanti sono divenute sempre più gravi e pericolose per la Nazione, fino al punto di mirare chiaramente alla destabilizzazione dello stato di diritto e della democrazia degli USA. L’obiettivo dei vertici istituzionali, ormai consapevoli della sua pericolosità, è quantomeno contenerlo con una “camicia di forza costituzionale” per impedirgli di fare ulteriori danni.  Sicuramente la tensione rimarrà alta fino a mezzogiorno del 20 gennaio 2021.

Articolo pubblicato da “Il Denaro” l’8 gennaio 2021.