Riforma sanitaria Usa: i repubblicani provano ad abrogarla

Anthony M. Quattrone

Il 7 gennaio 2010, la nuova Camera dei Rappresentanti USA, ora a maggioranza repubblicana ha messo all’ordine del giorno per il prossimo 12 gennaio il voto per abrogare la storica riforma sanitaria fortemente voluta dal presidente Barack Obama.  Il partito repubblicano aveva promesso che se avesse raggiunto la maggioranza al Congresso avrebbe immediatamente cancellato la riforma  “socialista” che Obama avrebbe imposto, secondo la destra conservatrice, agli americani.  Il nuovo presidente della Camera, il repubblicano John Boehner, deputato dal 1991 dell’ottavo distretto dell’Ohio, ha potuto contare 236 voti contro 181 per mettere all’ordine del giorno l’abrogazione della riforma.

I democratici accusano i repubblicani di fare gli interessi delle grandi compagnie assicurative, specialmente per quanto riguarda il divieto, previsto dall’attuale legge, di negare la copertura assicurativa a chi abbia patologie preesistenti.  I repubblicani controbattono che non sono contrari ad una riforma sanitaria condivisa, ma che non accettano quella “imposta” da Obama lo scorso marzo, quando alla Camera la legge passò con soli 5 voti di scarto, con 219 democratici che votarono a favore della riforma e una minoranza composta da 178 repubblicani e da 34 democratici di destra che votarono contro.

La revoca della riforma sanitaria, tuttavia, potrebbe non avere alcun successo se i democratici, che hanno la maggioranza al Senato, riescono a rimanere uniti.  Uno dei maggiori problemi del  partito di Obama rimane l’ingovernabile eterogeneità della sua composizione ideologica, con la forzata convivenza di liberal di sinistra del New England con conservatori dell’ultra destra sudista.  Attualmente, la maggioranza  democratica può contare sulla somma di 51 senatori democratici più due indipendenti, contro la minoranza fatta  da 47 repubblicani.   Al Senato, alcuni senatori democratici, come Ben Nelson del Nebraska, e l’indipendente Joe Lieberman, sono facilmente attratti dalle posizioni esposte dalla destra repubblicana, e Obama sarà costretto a fare un duro lavoro di compromesso se vorrà avere abbastanza forza per negoziare con i repubblicani l’attuazione, anche parziale, del suo programma di governo durante i prossimi due anni.  Tuttavia, il problema non è nuovo per Obama, perché prima delle elezioni dello scorso novembre, quando i democratici hanno perso la maggioranza alla Camera e hanno perso diversi seggi al Senato, il partito democratico era talmente diviso che spesso la destra democratica votava con i repubblicani apertamente contro le posizioni del presidente. Leggi tutto l’articolo

La riforma sanitaria è fatta. Obama ringrazia Nancy Pelosi.

Anthony M. Quattrone

House Speaker Nancy Pelosi of Calif. acknowledges applause from House members after signing the Senate Health Reform Bill, Monday, March 22, 2010, on Capitol Hill in Washington. From left are, House Majority Leader Steny Hoyer of Md., Rep. George Miller, D-Calif., Rep. Louise Slaughter, D-N.Y., Rep. Chris Van Hollen, D-Md., Rep. Henry Waxman, D-Calif., Pelosi, Rep. John Dingell, D-Mich., Rep. Sander Levin, D-Mich.,, and Rep. John Larson, D-Conn. (AP Photo/Manuel Balce Ceneta) (Manuel Balce Ceneta, AP / March 22, 2010)

E’ indubbiamente vero che Barack Obama è il primo presidente americano che è riuscito a portare a compimento una riforma del sistema sanitario di ampio respiro.  E’ riuscito dove Bill Clinton non è riuscito.  Ed è stato capace di non mollare, dinnanzi a tutti gli ostacoli che si sono interposti fra lo stato delle cose e la sua visione di emancipare 32 milioni di americani, non coperti da alcuna assicurazione sanitaria.

Obama ha vinto, di nuovo, e ora lo slogan è ancora una volta passato da “yes, we can” a “yes, we did it”, così come accadde nel novembre 2008, quando ha vinto le elezioni presidenziali.

Obama ha incontrato degli ostacoli veramente enormi nel condurre la lotta per la riforma.  Primo fra tutti, era il calo di attenzione nei confronti del tema della riforma sanitaria, quando l’attenzione del Paese era ed è quasi totalmente focalizzata sulla crisi economica e la perdita dei posti di lavoro.  Ottenere il consenso degli americani per riformare il sistema sanitario quando il problema primario è la disoccupazione, la perdita della casa, l’incertezza del futuro, e la dissoluzione del sogno americano è stata, e forse è ancora, una missione impossibile.  I sondaggi non sostengono il presidente nel suo impegno per la riforma, anche ora che ha vinto, perché le preoccupazioni dell’americano medio sono concentrate altrove.  Obama, tuttavia, promettendo di essere un leader che avrebbe rifiutato di governare in base ai sondaggi, sapeva che era necessario intaccare i meccanismi perversi del sistema sanitario, responsabile di una grossa fetta della spesa globale degli americani, per assicurare ai cittadini un sacrosanto diritto, innegabile in qualsiasi paese occidentale nel ventunesimo secolo, quello di potersi curare senza dover necessariamente indebitarsi a vita.  Obama sapeva che la maggioranza di cui gode oggi nel Congresso sarebbe potuta svanire già nelle prossime elezioni di novembre, e non sarebbe stato più possibile riformare in modo drastico il sistema sanitario.  Ora o mai più.

Gli ostacoli sulla strada di Obama includevano anche una forte opposizione interna al suo partito, dove differenze etniche, regionali, politiche, e ideologiche facevano a turno nell’impedire ai massimi leader democratici di tessere una piattaforma unitaria.  L’anima liberal si scontrava in modo brutale con gli anti abortisti, mentre l’opposizione repubblicana poteva rimanere tranquillamente alla finestra, osservando una guerra fratricida. Leggi tutto l’articolo

Riforma sanitaria, Obama si gioca tutto

President Barack Obama speaks during the health care reform meeting at the Blair House in Washington, Thursday, Feb. 25, 2010. From left are, House Speaker Nancy Pelosi of Calif., Vice President Joe Biden, the president, Health and Human Services Secretary Kathleen Sebelius, Senate Minority Leader Mitch McConnell of Ky., and House Minority Leader John Boehner of Ohio. (AP Photo/Pablo Martinez Monsivais)

Anthony M. Quattrone

Questa settimana il presidente Usa, Barack Obama, è sceso in campo in prima persona per assicurare che la riforma del sistema sanitario americano vada finalmente in porto. Il 22 febbraio scorso, il presidente ha annunciato che la Casa Bianca aveva sviluppato una nuova proposta di riforma, per superare l’impasse creata dalla incapacità della Camera dei rappresentanti e del Senato americano, entrambe a maggioranza democratica, di arrivare ad un compromesso sulle due versioni licenziate rispettivamente il 7 novembre e il 24 dicembre dello scorso anno. Secondo il sito Internet della Casa Bianca, la nuova proposta di Obama sintetizza gli aspetti condivisi delle versioni delle due Camere, e aggiunge una decina di punti già proposti da legislatori repubblicani, ma non recepiti nei due testi del Congresso. Ieri, il presidente degli Stati Uniti ha ospitato un dibattito fra deputati e senatori democratici e repubblicani, dinnanzi alle telecamere, cercando di creare il consenso necessario per portare le due Camere ad una sollecita approvazione della riforma. Fra qualche giorno si saprà se l’intervento presidenziale ha avuto successo.

Obama vorrebbe sfruttare anche le notizie che arrivano dai sondaggi sulla frustrazione che i cittadini americani manifestano nei confronti del Congresso, per gli ostacoli interposti dai senatori e deputati nei confronti delle maggiori proposte del presidente. Secondo un sondaggio condotto per la Cnn/Opinion Research Corp fra il 12 e il 15 febbraio 2010, la maggioranza degli americani vorrebbe che i democratici facessero il primo passo per trovare un accordo con i repubblicani, cedendo su alcuni punti controversi. Lo stesso sondaggio rileva, tuttavia, che secondo il 67 per cento degli intervistati i repubblicani non fanno abbastanza per collaborare con la Casa Bianca di Obama. Durante la settimana che sta per finire, la Cnn ha messo in onda una trasmissione intitolata “Broken Government” (governo allo sbando), sottolineando la percezione da parte dell’americano comune che Washington, ed in particolare il Congresso, è incapace di risolvere i problemi reali del Paese.

Forse proprio per rispondere alle critiche che arrivano dagli elettori, il Senato ha approvato martedì scorso, a tempo di record, una misura per ridurre la pressione fiscale sulle piccole e medie imprese che assumono chi ha perso il lavoro da oltre sessanta giorni e per finanziare alcuni lavori pubblici per le infrastrutture. I democratici hanno potuto contare anche sul voto di tredici senatori repubblicani, dando alla “jobs bill” (misura per il lavoro) una maggioranza bipartisan di settanta senatori a ventotto. Ora la legge passa alla Camera per l’approvazione finale prima della firma di Obama. Leggi tutto

Sanità: Obama pronto al compromesso

Anthony M. Quattrone

President Barack Obama walks to the gym at the Physical Fitness Center at Ft. McNair in Washington Sunday Feb. 14, 2010, to play basketball. (AP Photo/Susan Walsh)

“Mettiamo le migliori idee sul tavolo”, ha proposto il presidente americano Barack Obama ai leader democratici e repubblicani del Congresso durante un incontro tenuto lo scorso 9 febbraio. Il presidente è ormai consapevole che non ha i voti necessari nel Congresso per effettuare la massiccia riforma del sistema sanitario americano che avrebbe voluto portare a termine durante il suo primo anno di Presidenza.

Con la perdita del seggio democratico nel Massachusetts nelle elezioni di gennaio per sostituire il senatore democratico Edward Kennedy, scomparso lo scorso agosto, il partito del presidente ha perso la maggioranza assoluta di 60 dei 100 seggi che compongono il Senato, che permette al partito di maggioranza di controllare completamente l’agenda dell’alta camera, e di bloccare qualsiasi tentativo di ostruzionismo parlamentare da parte della minoranza. Obama oggi si rende conto che, indipendentemente dal seggio perso a gennaio da parte dei democratici, non aveva a disposizione nemmeno la maggioranza di 51 senatori per portare avanti la riforma. La divisione nel Partito democratico è molto ideologica, con la componente conservatrice pronta a votare assieme ai repubblicani per bloccare le proposte dei progressisti. Se Obama avesse avuto un sostegno reale da parte di tutti i senatori democratici, la riforma sarebbe stata approvata durante l’autunno del 2009, immediatamente dopo la sosta estiva. Non è stato così, perché il presidente era ed è rimasto in minoranza sul tema della riforma sanitaria, fin dal suo insediamento un anno fa.

Obama ha proposto ai capigruppo dei due partiti di svolgere un summit il 25 febbraio prossimo, dinnanzi alle telecamere, per discutere su come portare avanti la riforma sanitaria. Alcuni leader repubblicani hanno espresso, tuttavia, delle perplessità sull’idea del summit televisivo, perché lo considerano una potenziale trappola politica, che permetterebbe ai democratici di svilire, dinnanzi all’opinione pubblica, le proposte repubblicane. I repubblicani sono giustamente preoccupati, perchè, secondo un sondaggio condotto pochi giorni fa per il “Washington Post”, la maggioranza degli americani vuole che il Congresso e il presidente continuino a lavorare per fare la riforma del sistema sanitario. Secondo il sondaggio, sei americani su dieci sono dell’opinione che i repubblicani non stanno facendo abbastanza per raggiungere un compromesso con Obama, e quattro su dieci credono che il presidente stia facendo troppo poco per ottenere l’appoggio degli avversari. Leggi tutto l’articolo

Riforma sanitaria Usa: vittoria a metà per Obama

Anthony M. Quattrone

Pelosi Seattle
House Speaker Nancy Pelosi, right, gets a kiss on the cheek by Rep. Jim McDermott as Rep. Jay Inslee looks on during a news conference at Swedish Medical Center Monday, Nov. 9, 2009, in Seattle. Pelosi toured Swedish on her first public appearance after the House passed a health care bill over the weekend. (AP Photo/Elaine Thompson)

La Camera dei deputati degli Stati Uniti ha approvato il 7 novembre 2009 una proposta di riforma del sistema sanitario americano.  La proposta di legge approvata dalla Camera va ora al Senato per la conferma.  Il presidente Barack Obama vorrebbe convertire in legge la riforma del sistema sanitario Usa, apponendo la sua firma sul disegno di legge, prima della fine dell’anno.  Forse ci riuscirà, ma non è certo che la riforma sarà come l’aveva immaginata durante la campagna elettorale o durante i primi mesi della sua presidenza.

I giornali in tutto il mondo hanno descritto il voto di sabato scorso alla Camera dei deputati americana come un successo per il presidente Barack Obama.  Un’attenta analisi di come hanno votato i deputati indica che Obama non è riuscito a conquistare una maggioranza qualificata a sostegno della riforma, ottenendo solo 220 voti a favore contro 215 contrari.  Ben 39 democratici hanno votato con i repubblicani contro la proposta di riforma, e un solo deputato repubblicano ha votato a favore.  In pratica, Obama non è riuscito né ad unire il partito democratico attorno ad uno dei progetti più importanti della sua strategia politica, né a creare un’unità nazionale attorno allo stesso tema.

Al Senato, Obama può contare su di una maggioranza democratica che dovrebbe riuscire a bloccare tattiche ostruzionistiche che i repubblicani potrebbero tentare di attuare, per bloccare il voto.  I democratici hanno 58 senatori democratici che possono allearsi con due indipendenti vicini ai democratici, contro la minoranza di 40 senatori repubblicani, per bloccare tentativi di “filibuster” (ostruzionismo parlamentare).  Obama, tuttavia, deve affrontare l’incognita di come voteranno quei senatori iscritti al partito democratico, ma di fede politica conservatrice, conosciuti come “blue dog democrats”.  Secondo alcuni osservatori, nove dei 58 senatori democratici sono blue dog, mentre per altri, i conservatori del partito di Obama presenti nell’alta Camera americana sono almeno tredici.  Il potente presidente del Comitato finanze del Senato, il senatore del Montana, Max Baucus, è il relatore di una delle proposte di riforma sanitaria dibattute al Senato, ed è anche uno dei maggiori esponenti dei democratici “blue dog” che potrebbe far saltare il quorum che serve ai democratici del partito di Obama per bloccare un’eventuale tentativo di filibuster da parte dei repubblicani. Baucus ha ricevuto l’anno scorso quasi otto milioni di dollari per la sua campagna elettorale dall’industria delle assicurazioni mediche. Leggi tutto l’articolo

Obama tra deficit federale e riforma sanitaria

Anthony M. Quattrone

U.S. President Barack Obama and Health & Human Services Secretary Kathleen Sebelius (R) listen to Dr. Marston Linehan (L) and Dr. Francis Collins (2nd L) during a tour of an oncology laboratory at the National Institutes of Health in Bethesda, Maryland September 30, 2009. REUTERS/Kevin Lamarque (United States)
U.S. President Barack Obama and Health & Human Services Secretary Kathleen Sebelius (R) listen to Dr. Marston Linehan (L) and Dr. Francis Collins (2nd L) during a tour of an oncology laboratory at the National Institutes of Health in Bethesda, Maryland September 30, 2009. REUTERS/Kevin Lamarque (United States)

Lo scontro in corso fra democratici e repubblicani americani sta diventando più aspro su tutti i temi della politica interna, e non mancano frecciate pesanti contro Barack Obama anche per la politica estera. L’ultimo attacco al presidente proviene dal vice capo gruppo dei repubblicani alla Camera, il deputato della Virgina, Eric Cantor, il quale ha accusato Obama, in una dichiarazione fatta al Washington Times il 30 settembre 2009, di mettere a repentaglio la vita dei soldati americani tentennando sulle proposte fatte dal Gen. Stanley McChrystal, comandante delle forze Usa e alleate in Afghanistan. Anche da parte democratica la veemenza degli attacchi contro i repubblicani sta raggiungendo toni normalmente presenti solo durante le campagne elettorali. Il deputato democratico della Florida, Alan Grayson ha descritto le proposte repubblicane per la riforma sanitaria con uno slogan, “se ti ammali, cerca di morire subito!”, causando un tumulto fra i repubblicani, che gli hanno chiesto di scusarsi formalmente.

Nel trambusto quasi elettorale, tuttavia, si comincia ad intravedere uno spiraglio per quanto riguarda un possibile compromesso sulla riforma sanitaria, che è manifestatamene al centro della politica sociale di Barack Obama.

Il presidente non perde l’occasione, durante i numerosi interventi pubblici che sta tenendo in questi giorni, di spiegare come vorrebbe riformare il sistema sanitario, e quali sono i maggiori ostacoli. La bravura di Obama nel proporre agli americani come vuole cambiare il sistema sanitario è controbilanciata dalla forte campagna che le lobby dell’industria medica portano avanti da anni. Secondo alcune stime, le assicurazioni sanitarie americane, per esempio, hanno speso non meno di 600 milioni di dollari, negli ultimi due anni, e già 130 milioni quest’anno, pari a circa 700 mila dollari al giorno, per influenzare il processo decisionale federale, ed in particolare le proposte di legge discusse dalle diverse commissioni del Congresso, cercando di apporre emendamenti favorevoli alle assicurazioni.

La commissione finanza del Senato è l’ultimo ostacolo che deve essere superato prima che la proposta di riforma voluta da Obama possa essere discussa dall’intero Senato, dove i democratici hanno una maggioranza netta. Il lavoro per trovare un compromesso fra la sinistra liberal del partito democratico, i moderati di entrambi gli schieramenti, e la destra conservatrice del partito repubblicano si svolge nel retroscena. La commissione finanza, nel frattempo, ha bocciato il 29 settembre 2009 due proposte della sinistra del partito democratico per la creazione di un’assicurazione sanitaria pubblica che avrebbe dovuto competere con quelle private, garantendo una reale concorrenza, e permettendo anche alle famiglie con meno risorse finanziarie di poter acquistare una copertura sanitaria. La stessa commissione è al lavoro per studiare alcuni emendamenti proposti dalla destra repubblicana che dovrebbero impedire agli immigrati clandestini l’accesso a qualsiasi assistenza sanitaria finanziata dal governo federale, ed eliminare il finanziamento pubblico per l’aborto. Leggi tutto l’articolo

Riforma sanitaria: Obama al contrattacco

Anthony M. Quattrone

U.S. President Barack Obama laughs during the taping on his guest appearance on the "Late Show with David Letterman" show in New York, September 21, 2009. REUTERS/Kevin Lamarque
U.S. President Barack Obama laughs during the taping on his guest appearance on the "Late Show with David Letterman" show in New York, September 21, 2009. REUTERS/Kevin Lamarque

Barack Obama è ritornato in piazza, tenendo comizi e incontri in diverse città americane, per chiedere alla sua base elettorale di sostenerlo nel portare a termine la riforma sanitaria prima della fine dell’anno.  Obama, tentando anche di invertire la tendenza dei sondaggi che hanno rilevato, recentemente, una costante caduta della sua popolarità, porta messaggi di fiducia nella ripresa economica, direttamente nelle zone più colpite dalla crisi.  Fra domenica 20 e lunedì 21 settembre, il presidente è anche intervenuto in sei diverse trasmissioni televisive, per parlare direttamente di ripresa economica e di riforma sanitaria

Il 15 settembre 2009, Obama ha incontrato i lavoratori della General Motors a Lordstown, Ohio, ricordando che la sua amministrazione è intervenuta in modo decisivo per salvare l’industria automobilistica americana.  Secondo Obama, la General Motors è ora in condizione di ripartire nella competizione mondiale, perché con l’aiuto del governo, e i sacrifici dei lavoratori, il management ha potuto ristrutturare la produzione e vendere automobili più efficienti.  Secondo Obama, il programma d’incentivi proposto dal governo, il cosiddetto “cash for clunkers” (soldi per rottami), che permette la permuta della propria vecchia auto in cambio di uno sconto di 4.500 dollari al momento dell’acquisto di una nuova auto più efficiente da un punto di vista ambientale e dei consumi, è stato e continua ad essere un successo. Leggi tutto l’articolo

Riforma sanitaria Usa: Obama mobilita i sostenitori

Anthony M. Quattrone

U.S. President Barack Obama delivers a speech on healthcare before a joint session of Congress in Washington, September 9, 2009. REUTERS/Jason Reed
U.S. President Barack Obama delivers a speech on healthcare before a joint session of Congress in Washington, September 9, 2009. REUTERS/Jason Reed

Il presidente Barack Obama ha lanciato, immediatamente dopo aver tenuto un discorso durante una seduta congiunta del Congresso mercoledì sera, la mobilitazione generale di tutti coloro che sono interessati all’attuazione della riforma sanitaria americana.  Obama ha mandato milioni d’email chiedendo ai sostenitori di scrivere ai membri del Congresso, affinché approvassero il passaggio delle misure proposte per riformare il sistema sanitario americano.  Obama ha deciso di intervenire direttamente, parlando al Congresso, per tentare di far uscire dall’impasse il dibattito sulla riforma sanitaria, bloccato dalle posizioni inconciliabili fra la sinistra liberal del partito democratico, marcatamente statalista, e i conservatori sia repubblicani sia del partito del presidente, che si oppongono a qualsiasi incremento del ruolo del governo nella sanità.

Il successo o il fallimento di Obama nel portare avanti la riforma sanitaria potrebbe segnare in modo indelebile l’intera storia della sua presidenza.  Obama vorrebbe riuscire, laddove Bill Clinton fallì 16 anni fa, cercando di convincere la maggioranza degli americani e i loro rappresentanti al Congresso, che è necessario adottare una via di mezzo fra un sistema sanitario basato totalmente sull’impresa privata e uno controllato completamente dallo stato, garantendo la libertà di scelta di ogni americano rispetto sia al tipo di assicurazione medica che vuole acquistare, sia come e dove ottenere le prestazioni mediche.

Obama ha incontrato ostacoli abbastanza grossi nel proporre una riforma condivisa all’interno del suo stesso partito, e ora sta pagando le conseguenze dal punto di vista del gradimento popolare.  Un sondaggio condotto nei giorni scorsi dall’AP-GfK, e annunciato poco prima del discorso di mercoledì, rilevava che il 52 percento degli americani era insoddisfatto di come il presidente stava conducendo il lavoro sulla riforma sanitaria.  L’insoddisfazione è cresciuta di ben 9 punti rispetto al sondaggio condotto a luglio, quando il 43 percento degli intervistati avevano manifestato perplessità nei confronti di Obama. Leggi tutto l’articolo

La riforma sanitaria Usa – Obama in difficoltà

Anthony M. Quattrone

La presidenza di Barack Obama potrebbe essere definita dalla sua abilità di convincere il Congresso a riformare il sistema sanitario americano, entro la fine di quest’anno. Se Obama riuscirà a far approvare dal Congresso un pacchetto legislativo, condiviso da repubblicani e democratici, garantendo sia l’ampliamento della copertura sanitaria, sia una drastica riduzione dei costi causati da sprechi ed inefficienze, sarà ricordato come un grande presidente. Se Obama fallirà, la sua proposta di riforma del sistema sanitario potrebbe diventare la sua “Waterloo”, come auspica il senatore repubblicano della Carolina del sud, Jim DeMint, che augura, cinicamente, al presidente di non riuscire nel suo progetto di riforma.

Obama vorrebbe estendere la copertura sanitaria a circa 47 milioni di americani che attualmente non sono coperti né da programmi pubblici, né da quelli privati. Il presidente vorrebbe anche ridurre il costo della spesa sanitaria degli americani attraverso una serie di misure nei confronti delle assicurazioni sanitarie private, degli ospedali, le case farmaceutiche, e dei medici. La riforma proposta dai deputati democratici va nella direzione suggerita dal presidente, e offre la possibilità agli americani di scegliere fra assicurazioni sanitarie private e una nuova assicurazione pubblica.

Un sondaggio, condotto la settimana scorsa dalla GfK Roper Public Affairs & Media, rileva che il 56 percento degli americani è fiducioso che Obama riuscirà a riformare il sistema sanitario durante il suo mandato presidenziale. Tuttavia, secondo lo stesso sondaggio, solo il 50 percento degli americani approva come Obama sta portando avanti la politica per la riforma, mentre il 43 percento è contrario, indicando che il presidente sta perdendo l’appoggio degli elettori “indipendenti”.

Obama e la presidentessa della Camera, Nancy Pelosi, vorrebbero che il Congresso approvasse una serie di misure per riformare il sistema sanitario, prima dell’intervallo estivo della Camera, che quest’anno inizia il 9 agosto 2009. La presenza della maggioranza democratica sia alla Camera, sia al Senato, permetterebbe al partito di Obama di far approvare le riforme in brevissimo tempo, ma l’eterogeneità della composizione del partito democratico, dove convivono conservatori puri e progressisti liberal, non permette alla direzione democratica di poter contare su una maggioranza strettamente numerica. Nel partito democratico, un partito generalmente collocato nel centro-sinistra americano, esiste una componente di conservatori, chiamata “Blue Dog” (cane blu), che spesso, vota assieme ai conservatori repubblicani sui temi di economia, e, spesso, anche sui temi sociali. leggi tutto l’articolo

L’industria medica Usa s’inchina ad Obama

Anthony M. Quattrone

President Barack Obama met with healthcare stakeholders in the Roosevelt Room at the White House on May 11, 2009. Photo from www.healthreform.gov.
President Barack Obama met with healthcare stakeholders in the Roosevelt Room at the White House on May 11, 2009. Photo from www.healthreform.gov.

L’impegno elettorale del presidente Barack Obama di riformare il sistema sanitario americano sembrava dover passare in secondo piano rispetto ad altri temi come la crisi economica e l’impegno militare in Iraq ed in Afghanistan.  Nei primi cento giorni della sua amministrazione, Obama ha effettivamente dedicato il grosso del suo impegno proprio all’economia e alle due guerre in corso.

Dietro le quinte, tuttavia, i suoi collaboratori hanno intrecciato una fitta rete di contatti con chi fornisce prestazioni sanitarie, con chi le finanzia, e con i fruitori delle prestazioni.  L’obiettivo dello staff del presidente era ed è quello di evitare che Obama finisse nelle trappole in cui sono caduti i coniugi Clinton nel 1992, durante l’ultimo tentativo dei democratici di riformare la sanità.  Il presidente Bill Clinton e sua moglie Hillary riuscirono ad alienare tutte le parti interessate alla riforma, quando, nell’arco di poche settimane proposero, per poi abortire, una proposta di riforma confusa, non condivisa, e facilmente attaccabile sia dall’industria medica, sia dalle assicurazioni sanitarie.

E’ da diversi mesi che l’amministrazione Obama utilizza ogni occasione possibile per collegare l’alto costo della spesa sanitaria con la crisi economica.  La spesa sanitaria degli americani ammonterà a circa 40 mila miliardi di dollari nell’arco dei prossimi dieci anni.  Secondo Obama e i democratici nel Congresso, la riduzione del costo della salute potrebbe contribuire ad influenzare in modo decisivo l’andamento dell’economia americana, incidendo in particolare sia sul costo del lavoro, per chi ha un’assicurazione medica aziendale, sia sulle spese sostenute dagli enti federali e statali, per chi ha diritto all’assistenza pubblica.

Il primo risultato del lavoro tessuto dai collaboratori di Obama è la riunione che il presidente ha presieduto lunedì, 11 maggio 2009, alla Casa Bianca, fra i rappresentanti delle assicurazioni mediche, delle organizzazioni degli enti ospedalieri, delle associazioni dei medici, dell’industria farmaceutica, dei produttori delle attrezzature mediche, dei rappresentanti degli imprenditori, dei sindacati, e delle associazioni dei pazienti, cogliendo di sorpresa gli osservatori politici Usa. Leggi tutto l’articolo