Usa, la campagna elettorale è già cominciata

President Barack Obama gestures during a town hall meeting at Green Valley High School in Henderson, Nev, Friday, Feb. 19, 2010. (AP Photo/Pablo Martinez Monsivais)

Anthony M. Quattrone

Un anno fa il Congresso americano, a maggioranza democratica, approvava il piano di stimoli per l’economia americana chiesto dal presidente Barack Obama. Ad un anno di distanza, non è ancora certo quanto abbia inciso il piano nell’impedire che la recessione economica sprofondasse in una depressione pari solo alla catastrofe seguita dal crack del 1929. Il presidente Obama sostiene che l’intervento dello scorso anno abbia salvato l’economia americana, rimettendola sul binario che conduce verso risoluzione della crisi. I repubblicani sono del parere opposto, indicando che il denaro pubblico è stato sperperato in progetti inutili, aumentando notevolmente il debito a carico dei contribuenti di oggi e delle future generazioni. Il 17 febbraio 2009, Obama approvò la “American Recovery and Reinvestment Act”, per un valore di 787 miliardi di dollari, dando il via ad un massiccio intervento da parte del governo federale nell’economia americana. Il valore complessivo dell’intervento ha raggiunto quota 862 miliardi con le misure aggiuntive approvate in seguito. Ad oggi, tuttavia, solo un terzo della cifra approvata è stata effettivamente spesa.

L’anno scorso, Obama avrebbe voluto che il Congresso approvasse una serie di misure condivise dai due schieramenti politici. La principale differenza fra repubblicani e democratici verteva sull’incidenza della tassazione nello stimolo dell’economia. Per i repubblicani, era preferibile ridurre in modo sostanziale le tasse per stimolare l’economia, piuttosto che aumentare la spesa pubblica; mentre per i democratici la riduzione delle tasse poteva essere solo una delle varie parti del pacchetto di misure. Alla fine, la maggioranza democratica ha approvato, senza ottenere il sostegno di nessun deputato e senatore repubblicano, una serie di misure che comprendevano finanziamenti agli Stati dell’Unione, investimenti nei settori dell’energia, dell’educazione scolastica, e delle infrastrutture, speciali interventi a sostegno degli ammortizzatori sociali, oltre alla riduzione delle tasse per 288 miliardi di dollari sia per i cittadini, sia per le imprese. Anche se la riduzione delle tasse è pari al 36 per cento dell’intero pacchetto di misure, i democratici non sono riusciti ad ottenere il sostegno dei repubblicani. Nel recente discorso sullo Stato dell’Unione, Obama ha voluto ricordare ai repubblicani che lui ha ridotto le tasse attraverso il pacchetto di misure approvate lo scorso febbraio, venendo incontro alle richieste dei conservatori, ma, per motivi puramente politici, nessun repubblicano ha mai riconosciuto quest’aspetto dell’intervento presidenziale.

Con le elezioni di mid-term che si svolgeranno a novembre di quest’anno, infatti, è interesse dei democratici dimostrare che il presidente e la maggioranza democratica al Congresso sono riusciti a salvare l’economia, mentre per i repubblicani è necessario dimostrare che il Paese sta molto peggio, e che Obama rientra nella tradizione del grande intervento statale di marca socialista, con sicuri aumenti nella tassazione del ceto medio. Dal punto di vista dei democratici, il presidente Obama ha ereditato una difficile situazione, con l’economia che scivolava inesorabilmente verso il baratro della grande depressione. Secondo la Casa Bianca, le misure dello scorso febbraio hanno salvato quasi due milioni di posti di lavoro, e, se gli interventi di stimolo continuano con successo, un altro milione e mezzo di americani dovrebbero tornare al lavoro durante il corso del 2010. Secondo fonti del Dipartimento del Lavoro, sono oltre otto milioni i posti di lavoro che sono andati persi da quando la recessione è iniziata nel dicembre 2007. Obama, tuttavia, ha ricordato agli americani, durante un discorso tenuto mercoledì scorso, che l’obiettivo delle misure dello scorso febbraio era ed è quello di creare le condizioni per la ripresa economica, con la conseguente creazione di posti di lavoro da parte del settore privato, e non la creazione diretta di posti di lavoro da parte del governo federale.

Gli analisti concordano, tuttavia, che l’intervento per stimolare l’economia ha sicuramente salvato diversi Stati dell’Unione dalla bancarotta, iniettando fondi federali nelle loro casse, e ha tenuto a galla l’industria edile attraverso il finanziamento per le grandi opere di lavori pubblici e per le infrastrutture. La critica repubblicana nei confronti di Obama trova terreno fertile nell’alto numero di americani che sono ancora senza lavoro. Il tasso di disoccupazione è sceso dal dieci per cento di dicembre al 9,7 per cento dello scorso mese, e la perdita di posti di lavoro registrata mensilmente si è drammaticamente ridotta nel corso del 2009. Ma sono ancora milioni gli americani che sono senza lavoro, e che non vedono ancora “la luce alla fine del tunnel”.

Obama ha modificato la sua strategia nella comunicazione, tornando ad attaccare direttamente gli avversari repubblicani, come faceva in campagna elettorale. Nel ricordare agli americani la situazione pesante che ha trovato, quando si è insediato alla Casa Bianca lo scorso gennaio, Obama ha voluto anche usare l’anniversario dell’approvazione delle misure per stimolare l’economia per descrivere quanto è stato fatto fin ad ora. La difficoltà più grossa per il presidente è di far comprendere agli americani cosa sarebbe successo all’economia senza l’intervento federale. È più facile far notare agli elettori l’ambiguità di quei senatori e deputati repubblicani che hanno votato contro le misure, ma che, nei loro distretti elettorali, non esitano a prendersi il merito per i progetti finanziati proprio con i fondi approvati lo scorso febbraio. La campagna elettorale di novembre è già partita.

Pubblicato da

Anthony M. Quattrone, Ph.D.

This blog is managed by Anthony M. Quattrone, Ph.D. Dr. Quattrone holds a Bachelor of Arts from the University of Maryland, a Master of Education from Boston University, and a Ph.D. in Applied Management and Decision Sciences from Walden University. Dr. Quattrone has worked in Naples for the past 35 years in the management of international education programs and in the management of human resources for a major international organization. Dr. Quattrone, a native New Yorker, has written several hundred articles for the Italian media regarding both local and international politics.

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