Riforma sanitaria Usa: Obama mobilita i sostenitori

Anthony M. Quattrone

U.S. President Barack Obama delivers a speech on healthcare before a joint session of Congress in Washington, September 9, 2009. REUTERS/Jason Reed
U.S. President Barack Obama delivers a speech on healthcare before a joint session of Congress in Washington, September 9, 2009. REUTERS/Jason Reed

Il presidente Barack Obama ha lanciato, immediatamente dopo aver tenuto un discorso durante una seduta congiunta del Congresso mercoledì sera, la mobilitazione generale di tutti coloro che sono interessati all’attuazione della riforma sanitaria americana.  Obama ha mandato milioni d’email chiedendo ai sostenitori di scrivere ai membri del Congresso, affinché approvassero il passaggio delle misure proposte per riformare il sistema sanitario americano.  Obama ha deciso di intervenire direttamente, parlando al Congresso, per tentare di far uscire dall’impasse il dibattito sulla riforma sanitaria, bloccato dalle posizioni inconciliabili fra la sinistra liberal del partito democratico, marcatamente statalista, e i conservatori sia repubblicani sia del partito del presidente, che si oppongono a qualsiasi incremento del ruolo del governo nella sanità.

Il successo o il fallimento di Obama nel portare avanti la riforma sanitaria potrebbe segnare in modo indelebile l’intera storia della sua presidenza.  Obama vorrebbe riuscire, laddove Bill Clinton fallì 16 anni fa, cercando di convincere la maggioranza degli americani e i loro rappresentanti al Congresso, che è necessario adottare una via di mezzo fra un sistema sanitario basato totalmente sull’impresa privata e uno controllato completamente dallo stato, garantendo la libertà di scelta di ogni americano rispetto sia al tipo di assicurazione medica che vuole acquistare, sia come e dove ottenere le prestazioni mediche.

Obama ha incontrato ostacoli abbastanza grossi nel proporre una riforma condivisa all’interno del suo stesso partito, e ora sta pagando le conseguenze dal punto di vista del gradimento popolare.  Un sondaggio condotto nei giorni scorsi dall’AP-GfK, e annunciato poco prima del discorso di mercoledì, rilevava che il 52 percento degli americani era insoddisfatto di come il presidente stava conducendo il lavoro sulla riforma sanitaria.  L’insoddisfazione è cresciuta di ben 9 punti rispetto al sondaggio condotto a luglio, quando il 43 percento degli intervistati avevano manifestato perplessità nei confronti di Obama.

Nel discorso di mercoledì, Obama ha invitato il Congresso a mettere da parte gli atteggiamenti litigiosi, ricordando che c’è già il consenso da parte di democratici e repubblicani sull’80 percento del piano.  Ha invitato senatori e deputati a lavorare per migliorare il piano e di non utilizzarlo per creare ulteriori divisioni nel paese, attraverso distinzioni ideologiche e partigiane.  Il presidente ha invitato democratici e repubblicani a discutere in modo onesto e sereno quanto è stato proposto, evitando di creare paure ingiustificate nella popolazione.  Obama si riferiva, in particolare, alle campagne portate avanti dalle lobby sanitarie miranti ad impaurire gli americani sia sul costo dell’intera riforma, sia sulla presunta limitazione del diritto del cittadino di scegliere sia l’assicurazione, sia di come curarsi.

Durante il discorso di 47 minuti che Obama ha tenuto al Congresso, il presidente ha tentato di smontare alcune supposizioni e accuse fatte dai detrattori della proposta di riforma, accusandoli di mentire, specialmente quando sostengono che saranno create delle “commissioni di morte” che avranno la responsabilità di rifiutare le cure agli anziani, in pratica condannandoli a morte.  Quando Obama ha riaffermato che il suo piano non prevede un sistema di copertura per gli immigranti clandestini, ha causato la reazione irata del deputato repubblicano della Carolina del Sud, Joe Wilson, che ha bruscamente interrotto il discorso del presidente, dandogli del bugiardo.  Wilson, castigato da repubblicani e democratici per il suo comportamento poco istituzionale, ha successivamente mandato le scuse al presidente, ammettendo di essere stato “poco civile” durante il discorso.

Secondo Obama, il suo piano dovrebbe costare 900 miliardi di dollari durante il corso dei prossimi dieci anni.  Per il presidente, questa cifra, se confrontata al costo delle guerre in Iraq ed in Afghanistan, non può essere considerata alta ed improponibile per l’America.

Il piano di Obama prevede un sistema misto di copertura assicurativa, dove il cittadino potrà scegliere fra una miriade di assicurazioni private, e, almeno un’assicurazione pubblica, amministrata dal governo federale.  Il piano prevede anche il divieto per le assicurazioni di rifiutare la copertura a coloro che hanno delle condizioni mediche pre-esistenti, o di abbassare i benefici per coloro che, durante il corso del contratto assicurativo o al momento del rinnovo, soffrono di una malattia.

Obama dovrà utilizzare tutto il suo carisma e il potere della presidenza per incanalare il dibattito sulla riforma sanitaria, in modo che dia risultati tangibili e politicamente attuabili. Soprattutto, l’inquilino della Casa Bianca dovrà tentare di riunire il partito democratico attorno al programma che lo ha portato alla presidenza.  Solo così potrà sperare di attuare una promessa fatta durante il discorso al Congresso: “Non sono il primo presidente ad affrontare questo tema, ma sono determinato ad esserne l’ultimo.”

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Anthony M. Quattrone, Ph.D.

This blog is managed by Anthony M. Quattrone, Ph.D. Dr. Quattrone holds a Bachelor of Arts from the University of Maryland, a Master of Education from Boston University, and a Ph.D. in Applied Management and Decision Sciences from Walden University. Dr. Quattrone has worked in Naples for the past 35 years in the management of international education programs and in the management of human resources for a major international organization. Dr. Quattrone, a native New Yorker, has written several hundred articles for the Italian media regarding both local and international politics.

3 pensieri su “Riforma sanitaria Usa: Obama mobilita i sostenitori”

  1. Speriamo davvero che Obama riesca nel suo intento, poichè è impensabile che a persone meno abbienti vengano rifiutate le cure mediche oppure non possano permettersi un’assicurazione sanitaria. La totale egemonia del privato in un settore delicato come quello medico dev’essere egualmente compensata da una regolamentazione se non da un’intervento dello Stato.
    Maggiori garanzie, dunque. Purtroppo il lobbysmo si fa sentire anche in questo settore…necessario è quindi un bilanciamento degli interessi.

  2. Una riforma sanitaria, che preveda una assistenza incondizionata a tuti i cittadini, porta al disastro finanziario per gli organismi che dovrebbero gestirla a meno che non abbiano una capacità economica completamente indipendente dagli organismi centrali. Infatti in Italia le regioni più ricche, come la Lombardia, l’Emila Romagna e la Toscana e qualche altra a Statuto indipendente, Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige, offrono ai loro cittadini un’assistenza di gran lunga più efficiente di tutte le altre regioni. Tralasciamo di prendere esempi assolutamente inefficienti, vedi tutte le regioni del Meridione d’Italia. Infatti il Presidente Obama, ben consigliato, ha detto a coloro che si oppongono alla riforma di non bocciarla a priori ma di analizzarla e proporre cambi.

  3. Spero davvero che Obama riesca nel suo intento, e che la sua proposta di riforma non venga affondata come quella di Bill Clinton negli anni novanta. Effettivamente, è davvero impensabile che un paese come gli Stati Uniti abbiano un sistema sanitario che permette assistenza medica solo a chi realmente se lo può permettere(lasciando fuori dalla copertura sanitaria oltre 40 milioni di americani). Certamente non è più accettabile un sistema dove le assicurazioni private arbitrariamente decidano a quali cure il paziente può essere sottoposto, secondo la loro convenienza economica. C’è da dire però, che gli Stati Uniti possegono, anche grazie al loro sistema, centri ospedalieri e di assistenza tra i migliori al mondo e le nuove forme di cure provengono spesso dai loro centri di ricerca. Certamente questo è un fatto.
    Sarebbe auspicabile, anche per la forte tradizione liberista del paese, una via di mezzo tra l’intervento pubblico e privato( che è in fondo la linea di Obama). Ma non sarà certamente facile fare accettare tale linea ai forti gruppi di interesse che ruotano intorno alla sanità americana.

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