Obama invia truppe fresche in Afghanistan

Anthony M. Quattrone

A man carries his belongings as he walks past a policeman on duty near Peshad village, Kunar Province, eastern Afghanistan February 19, 2009. REUTERS/Oleg Popov (AFGHANISTAN)
A man carries his belongings as he walks past a policeman on duty near Peshad village, Kunar Province, eastern Afghanistan February 19, 2009. REUTERS/Oleg Popov (Afghanistan)

Il presidente americano, Barack Obama, aveva promesso durante la campagna elettorale che avrebbe ridotto, per poi ritirare completamente, le truppe da combattimento americane in Iraq e avrebbe aumentato quelle destinate all’Afghanistan. A meno di un mese dalla sua inaugurazione alla presidenza, Obama ha dato l’ordine di mandare 17 mila uomini in Afghanistan, portando il contingente americano a 55 mila unità, con l’intento, forse di superare quota 60 mila a breve. Secondo Obama, “quest’aumento è necessario per stabilizzare una situazione che si sta deteriorando in Afghanistan, cui non è stata data l’attenzione strategica, le risorse, e la direzione che urgentemente richiede”. Il presidente americano, tuttavia, ha riaffermato un concetto spesso ripetuto durante la formulazione delle linee guida della sua politica estera, dichiarando il 18 febbraio alla Canadian Broadcasting Corporation (CBC) che “non si può risolvere il problema dell’Afghanistan, dei Taleban, e della propagazione dell’estremismo in quella zona solo attraverso mezzi militari. Siamo obbligati ad usare la diplomazia, dobbiamo usare lo sviluppo economico, e serve una strategia esauriente”.

La strategia di Obama in Afghanistan rischiava di incontrare un’ampia resistenza da parte del presidente afgano Hamid Karzai per due motivi. Da un lato, Karzai ha dovuto ingoiare non poche critiche da parte di Obama e del suo staff, prima e dopo la campagna elettorale americana riguardanti la sua capacità di governare in modo efficiente ed efficaca il suo paese, mentre dall’altro, il presidente afgano è oggetto di critiche interne a causa dell’incremento nel numero di morti fra i civili, direttamente addebitato ai bombardamenti degli americani e degli alleati.

Una conversazione telefonica fra Obama e Karzai, fra martedì e mercoledì, la prima da quando Obama è diventato presidente, ha permesso al portavoce del presidente afgano, Humayun Hamidzada, di dichiarare che “una nuova pagina si è aperta nei rapporti fra i due paesi.” Secondo il portavoce presidenziale, “Obama ha parlato con il presidente su vari temi, come il rafforzamento ulteriore dei nostri rapporti bilaterali, i passi necessari per migliorare la sicurezza nella regione, l’equipaggiamento e l’addestramento dell’esercito nazionale. Si è anche parlato dell’aumento delle truppe americane.” Secondo Sayed Salahuddin della Reuters, la maggioranza delle nuove truppe americane andrà a rafforzare la presenza internazionale nel sud dell’Afghanistan, nel tentativo di sbloccare lo stallo che si è creato fra i combattenti Taleban e le truppe britanniche, canadesi, ed olandesi.

Secondo la Reuters, i comandanti militari alleati denunciano che quando riescono a liberare una zona dalla presenza dei combattenti Taleban, non hanno poi le truppe necessarie per controllare il territorio liberato, per permettere attività miranti allo sviluppo economico, e per guadagnare il consenso delle popolazioni locali. L’aumento di truppe internazionali nel sud del paese, come già richiesto da Obama agli alleati della NATO, permetterebbe di garantire la sicurezza, nell’attesa che le forze governative comincino a funzionare a regime, sia in termini di quantità, sia di qualità. Attualmente, l’esercito nazionale afgano conta su 80 mila uomini, che dovrebbero diventare 134 mila entro il 2012.

Nel frattempo le Nazioni Unite hanno denunciato che il numero dei civili afgani morti nel 2008 a causa della guerra ha superato quota 2.100, registrando un aumento del 40 percento rispetto alla cifra del 2007. Secondo dati forniti dalla Reuters, nel 2008 almeno 829 civili sono stati uccisi dalle forze della coalizione o dall’esercito afgano, e, di questi, almeno 552 sono stati uccisi durante bombardamenti effettuati da aerei alleati. Gli attacchi aerei con le conseguenti vittime fra i civili sono la maggior fonte di risentimento contro il governo centrale afgano e gli americani. Ora si spera che l’annuncio del 18 febbraio del presidente afgano, che ufficializzerà un maggiore coordinamento fra le forze militari della NATO e quelle afgane, possa gettare acqua sul fuoco e permettere alle parti di concentrarsi sul lavoro da fare per impedire ai Taleban di riguadagnare una posizione di rilievo sul campo.

Gli americani sono ora particolarmente preoccupati per l’accordo che i generali pachistani hanno firmato pochi giorni fa con i Taleban della vallata dello Swat, che permetterà l’imposizione della legge islamica integralista, la Sharia, in tutta la zona. L’accordo, di fatto, segnala che non ci sarebbe alcun’intenzione da parte dei militari d’Islamabad di impedire ai combattenti Taleban afgani e ai terroristi di al-Qaeda di rifugiarsi in Pakistan, dopo aver condotto operazioni oltre confine. Toccherà all’inviato speciale americano per il Pakistan e per l’Afghanistan, Richard Holbrooke, di cercare di comprendere le insoddisfazioni pachistane nei confronti dell’America, e per convincere Islamabad a partecipare con forza all’isolamento dei Taleban e dei membri di al-Qaeda sul fronte nord occidentale del paese.

Obama si affaccia sulla scena internazionale ordinando per la prima volta, nel ruolo di Comandante in Capo delle forze armate americane, il dispiegamento di giovani militari americani direttamente in una zona di combattimento. Il presidente, consapevole che metterà vite americane a rischio, ha dichiarato che “non c’è obbligo più solenne come Presidente di quello di decidere di spiegare le nostre forze in zone pericolose”. Nel frattempo, Obama ha già inviato diverse lettere ai familiari dei militari che sono morti in Iraq ed in Afghanistan da quando è diventato presidente, firmando semplicemente con il nome “Barack”. Le lettere firmate da Obama erano dirette ai familiari dei militari mandati in guerra da George W. Bush. Fra qualche mese, secondo anche le più rosee previsioni, il presidente potrebbe dover firmare lettere ai familiari dei militari che lui ha appena dispiegato o che presto invierà. Gli avversari dell’America osserveranno con grande attenzione ogni sua reazione, per percepire anche il più piccolo segno di debolezza.

Pubblicato da

Anthony M. Quattrone, Ph.D.

This blog is managed by Anthony M. Quattrone, Ph.D. Dr. Quattrone holds a Bachelor of Arts from the University of Maryland, a Master of Education from Boston University, and a Ph.D. in Applied Management and Decision Sciences from Walden University. Dr. Quattrone has worked in Naples for the past 35 years in the management of international education programs and in the management of human resources for a major international organization. Dr. Quattrone, a native New Yorker, has written several hundred articles for the Italian media regarding both local and international politics.

4 pensieri su “Obama invia truppe fresche in Afghanistan”

  1. Caro Tony, credo che il Presidente si stia “cacciando” in un nuovo “Vietnam”. L’Afghanistan non è l’Iraq, ampie pianure e aree facilmente controllabili, ci sono montagne,cuniculi e la vicinanza la Pakistan fa si che i Talebani hanno vita facile nel nascondersi e creare proseliti. Impegnarsi militarmente in una singola area, potrà portare successi, a breve termine e con perdita di molte vite umane, ma non risolve il problema. La via politica, coinvolgendo i paesi vicini, mi smbra la più idonea. Speriamo che io me la cavo!!! Saluti, Enzo.

  2. Caro Enzo, anch’io spero che Obama decida di privilegiare la via diplomatica e politica. A presto! Tony

  3. Secondo me gli stati uniti possono continuare e spero vincere la guerra in iraq per quanto riguarda l’ afghanistan si vedra ……. gli usa sono li per vendicare le vittime delle Torri gemelle, e i soldati che stanno morendo in afghanistan? faranno un’ altra guerra per vendicarli ? bo ! comunque auguro a gli usa buona fortuna per tutto.

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