Hillary Clinton agli esteri? Conflitto d’interesse permettendo

Anthony M. Quattrone

In this Oct. 20, 2008, file photo Democratic presidential candidate Sen. Barack Obama, D-Ill., left, and Sen. Hillary Clinton, D-N.Y. greet supporters at the end of a rally in Orlando, Fla. Former President Bill Clintons globe-trotting business deals and fundraising for his foundation sometimes put his activities abroad at odds with Sen. Hillary Rodham Clinton, and it could cause complications for her if President-elect Barack Obama considers her to be secretary of state. (AP Photo/John Raoux, File)
In this Oct. 20, 2008, file photo Democratic presidential candidate Sen. Barack Obama, D-Ill., left, and Sen. Hillary Clinton, D-N.Y. greet supporters at the end of a rally in Orlando, Fla. Former President Bill Clinton's globe-trotting business deals and fundraising for his foundation sometimes put his activities abroad at odds with Sen. Hillary Rodham Clinton, and it could cause complications for her if President-elect Barack Obama considers her to be secretary of state. (AP Photo/John Raoux, File)

La notizia della possibile nomina della senatrice di New York, Hillary Clinton, alla posizione chiave di Segretario di Stato nella nuova amministrazione americana, ha trovato largo consenso fra i commentatori e i politici americani di entrambi gli schieramenti.  Il presidente eletto degli Stati Uniti, Barack Obama, ha promesso di fare un governo che dovrebbe includere avversari interni al partito democratico e anche qualche repubblicano.  Durante le primarie democratiche, Obama e la Clinton hanno sferrato duri attacchi l’uno contro l’altro, e non molti osservatori avrebbero scommesso sulla capacità del partito democratico di arrivare unito alle elezioni di novembre.  Dopo la vittoria di Obama nelle primarie, i sondaggi registravano una continua disaffezione da parte dei sostenitori della Clinton nei confronti del giovane senatore afro americano.  Tuttavia, il grosso lavoro svolto dalla senatrice di New York e da suo marito, l’ex presidente Bill Clinton, durante le ultime settimane della campagna elettorale, per convincere gli operai delle zone industriali del Paese ad appoggiare Obama, ha probabilmente contribuito in modo decisivo alla vittoria dei democratici sia alla Casa Bianca, sia al Congresso, e ha permesso un riavvicinamento fra la coppia Clinton e il presidente eletto.

La nomina della Clinton potrebbe avvenire già questa settimana, e secondo James Carville, l’ex stratega della Clinton in campagna elettorale e attuale commentatore politico per la Cnn, “c’è molta spinta in questa direzione, e potrebbe accadere”.  Diversi esponenti repubblicani di primo piano, come Henry Kissinger, che ha ricoperto il ruolo di Segretario di Stato nei governi repubblicani di Richard Nixon e di Gerald Ford, e Arnold Schwarzenegger, il governatore della California, hanno commentato molto favorevolmente le voci sulla possibile nomina della Clinton.  Kissinger ha dichiarato che la Clinton “è una donna di grande intelligenza, che ha dimostrato una grande determinazione – sarebbe un eccellente nomina”.  Per Schwarzenegger, la Clinton “è una donna molto, molto intelligente e ha grande esperienza.  Sarebbe una mossa vincente.”

Intanto, lo staff di Obama è al lavoro per vagliare se la nomina della Clinton è compatibile con il grande lavoro che il marito svolge in ambito internazionale attraverso la “Clinton Foundation”.  Secondo Peter Baker e Helen Cooper del New York Times, una squadra di legali dello staff di Obama sta studiando se ci sia un potenziale o reale conflitto di interessi fra le attività dell’organizzazione filantropica dell’ex presidente e il ruolo che Hillary dovrebbe svolgere al Dipartimento di Stato.  La Clinton Foundation è attiva in tutto il mondo sui temi della povertà, la lotta contro l’AIDS, e il cambiamento climatico, e finanzia programmi per l’assistenza sanitaria, per l’espansione della scolarizzazione, e contro la fame nel mondo.  Nell’articolo pubblicato domenica sul New York Times, Baker e Cooper ricordano che Bill Clinton ha ammassato una fortuna patrimoniale personale da quando ha lasciato la presidenza il 20 gennaio 2001, guadagnando milioni di dollari attraverso varie attività commerciali, la pubblicazione di libri, e tenendo discorsi.  In campo filantropico, la Clinton Foundation ha accettato milioni di dollari in contributi da diversi sostenitori internazionali, come la famiglia reale dell’Arabia Saudita, i governi del Kuwait e del Qatar, e da persone legate a politici autoritari in diverse parti del mondo, dall’Ucraina al Kazakistan.  I consiglieri legali di Obama sono al lavoro per creare, se possibile, un sistema per garantire che le attività della Clinton Foundation non saranno in conflitto con quelle che dovrà svolgere il futuro Segretario di Stato, ed è forse questo l’unico ostacolo alla nomina della senatrice al prestigioso incarico.

L’opinionista del New York Times, Maureen Dowd, è favorevole all’idea che la Clinton possa diventare il prossimo Segretario di Stato, specialmente perché lo diventerebbe a dispetto del fatto che Bill Clinton continua a danneggiarla attraverso alcuni suoi comportamenti e alcune sue dichiarazioni.  La Dowd nota che lo scorso gennaio, secondo Newsweek, Bill scrisse, molto polemicamente, una lista di ben 81 cose poco carine che Obama o il suo staff avrebbero detto o scritto su Hillary.  Ora, secondo la Dowd, se Hillary vuole diventare il prossimo Segretario di stato, Bill dovrà rispondere meticolosamente ad un questionario sull’etica ed il conflitto di interessi, composto di 63 domande, che variano da accuse ricevute a riguardo di presunte molestie sessuali, indagini federali subite, donazioni ricevute per cifre che superano i 50 dollari, ecc.  Secondo la Dowd, l’ex presidente potrebbe scrivere un intero libro per rispondere ad alcune domande su questioni di etica politica, a partire dalle accuse di molestie sessuali.

Sul fronte della formazione del resto della sua amministrazione, Obama sembra intenzionato a seguire quanto fece Abramo Lincoln dopo aver vinto le elezioni del 1860, quando decise di formare un governo bipartisan, tendendo la mano a quegli stessi avversari che aveva battuto per le presidenziali.  Obama ha dichiarato che, da quando ha vinto le elezioni, ha passato molto tempo a leggere gli scritti di Lincoln “perchè c’è una saggezza ed un’umiltà nel suo approccio nei confronti del governare che trovo molto utile”.  Obama avrà sicuramente chiesto al suo avversario nelle presidenziali, il senatore dell’Arizona, John McCain, durante l’incontro a porte chiuse svolto il 17 novembre, consigli sui repubblicani da poter fare entrare nel nuovo governo.

Obama dovrà nominare 300 fra segretari (ministri), vice segretari, e sottosegretari, e dovrà fare quasi 2.500 nomine politiche nelle diverse agenzie federali.  Se terrà la promessa di formare un governo di persone competenti, rappresentativi della diversità politica, sociale, religiosa ed etnica del Paese, e non coinvolti in insanabili conflitti d’interesse, Obama avrà superato un primo importante esame.  Nel caso della possibile nomina della Clinton, i test della competenza e della diversità sono ampiamente superati, ma, sulla questione spinosa del conflitto d’interessi del marito, si dovrà aspettare il verdetto del team legale di Obama.

Pubblicato in prima pagina sull’Avanti! del 18 novembre 2008

Pubblicato da

Anthony M. Quattrone, Ph.D.

This blog is managed by Anthony M. Quattrone, Ph.D. Dr. Quattrone holds a Bachelor of Arts from the University of Maryland, a Master of Education from Boston University, and a Ph.D. in Applied Management and Decision Sciences from Walden University. Dr. Quattrone has worked in Naples for the past 35 years in the management of international education programs and in the management of human resources for a major international organization. Dr. Quattrone, a native New Yorker, has written several hundred articles for the Italian media regarding both local and international politics.

1 commento su “Hillary Clinton agli esteri? Conflitto d’interesse permettendo”

  1. Tony, secondo me , nominare la Clinton Segretario di Stato non mi smbra una buona idea. Il Segretario di Stato dgli US è il principale rappresentante della politica estera degli US nel mondo e, molte volte, dalle sue capacità di mediazione dipende l’esito delle problematiche in discussione. Non penso che lei sarà capace di mediare tra gli Israeliani e il mondo arabo, tra la Russia e gli US e, se parliamo di economia, tra gli US e l’Europa e tra gli US e la Cina. Mi vorrei sbagliare. Saluti, Enzo.

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