I sindacati americani per Obama

Anthony M. Quattrone

La maggiore confederazione sindacale americana, l’AFL-CIO, forte dei suoi nove milioni di iscritti suddivisi in 56 sindacati, ha deciso formalmente di appoggiare la candidatura alla presidenza degli Stati Uniti del senatore democratico dell’Illinois, Barack Obama.  La decisione della AFL-CIO segue quella del suo maggiore concorrente sindacale, Change to Win, che già lo scorso 21 febbraio annunciava la decisione di appoggiare Obama.  Change to Win rappresenta oltre sei milioni di lavoratori, suddivisi in sette potenti sindacati americani.  La forza economica delle due confederazioni sindacali è significativa, permettendo al senatore afro americano di poter contare su circa 300 milioni di dollari, e, secondo le stime sindacali, sul voto di almeno uno di ogni quattro elettori che andranno alle urne il prossimo novembre.

La forza del sindacato potrebbe risultare particolarmente decisiva negli stati operai, come l’Ohio, la Pennsylvania, il Michigan, il Wisconsin, ed il Minnesota, dove Obama ha incontrato difficoltà negli scontri per le primarie contro la senatrice di New York, Hillary Clinton.  Gli osservatori americani, analizzando anche i risultati di diversi exit poll, hanno messo in risalto la preferenza degli operai per la Clinton, specialmente per la sua percepita capacità di comprendere meglio i problemi che attanagliano le famiglie a basso reddito.  Secondo alcuni sondaggi, Obama è ancora osteggiato dai lavoratori bianchi a basso reddito e con bassi livelli di scolarizzazione, sia per motivi di strisciante razzismo, sia per la percezione che i suoi discorsi sembrerebbero più rivolti all’elite liberal americana, che ai lavoratori.  L’appoggio delle organizzazioni sindacali, l’appoggio dell’ex senatore del Nord Carolina, John Edwards, un beniamino delle organizzazioni sindacali, e la decisione di Hillary Clinton di scendere in campo per sostenere la candidatura di Obama potrebbero giocare un ruolo decisivo nella conquista del voto operaio per il candidato democratico.

Jesse J. Holland ha riferito, in un articolo del 26 giugno 2008 per l’Associated Press, che nelle elezioni del 2004, le organizzazioni sindacali hanno devoluto al candidato democratico John Kerry, e ai candidati democratici in gara per il Congresso, circa 54 milioni di dollari.  In quella occasione, i democratici fallirono sia nella conquista della Casa Bianca, sia in quella del Congresso.  Nel 2006, i sindacati appoggiarono la vittoriosa conquista democratica del Congresso con un contributo di 57,5 milioni di dollari ai candidati del partito.  Secondo Holland, l’impegno dei sindacati americani sarà capillare per assicurare che i lavoratori vadano a votare a novembre, e che votino per i candidati democratici a tutti i livelli, ed in particolare per la presidenza.  Nel suo articolo, Holland riporta che secondo Gerald McEntee, presidente della Federazione americana dei lavoratori dei municipi, delle contee, e degli stati, il movimento sindacale si impegnerà fino in fondo per appoggiare l’elezione di Obama.  McEntee ha detto che “andremo da lavoratore a lavoratore, da vicino di casa a vicino di casa.  Siamo pronti alla mobilizzazione. Siamo pronti per un po’ di rock and roll!  Questo Paese e la nostra gente sono pronti per il cambiamento”.

Secondo un’analisi fatta dalla direzione dell’AFL-CIO, Obama ha votato a favore delle proposte di legge appoggiate dal sindacato il 98 percento delle volte, mentre il senatore dell’Illinois, e candidato repubblicano alle presidenziali, John McCain, ha votato a favore delle posizioni sindacali solo il 16 percento delle volte.  Secondo il direttore politico della AFL-CIO, Karen Ackerman, “è chiaro chi dei due candidati è più vicino al movimento sindacale”.  La direzione del sindacato ha programmato di presentare Obama direttamente ai lavoratori, attraverso una serie di manifestazioni specifiche, durante i prossimi mesi.

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Anthony M. Quattrone, Ph.D.

This blog is managed by Anthony M. Quattrone, Ph.D. Dr. Quattrone holds a Bachelor of Arts from the University of Maryland, a Master of Education from Boston University, and a Ph.D. in Applied Management and Decision Sciences from Walden University. Dr. Quattrone has worked in Naples for the past 35 years in the management of international education programs and in the management of human resources for a major international organization. Dr. Quattrone, a native New Yorker, has written several hundred articles for the Italian media regarding both local and international politics.

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