Clinton e Obama: necessario abbassare i toni subito per vincere contro McCain a novembre.

Anthony M. Quattrone

Mentre il candidato repubblicano alle presidenziali USA, il senatore dell’Arizona, John McCain, può dedicarsi a tentare di allargare la sua base elettorale spostandosi verso il centro, come riferisce Domenico Maceri su Agenzia Radicale del 5 aprile, il partito democratico è nel mezzo di una dura campagna “fratricida” fra la senatrice di New York, Hillary Clinton, ed il senatore dell’Illinois, Barack Obama, che preoccupa la dirigenza del partito democratico. Il sito web del National Public Radio riporta il 4 aprile i risultati di un sondaggio che indicano che circa il 30 percento dei sostenitori della Clinton, e il 20 percento dei sostenitori di Obama voterebbero per il candidato repubblicano se il loro candidato non sarà scelto a rappresentare il partito nella competizione del prossimo novembre. Sono dati estremamente preoccupanti per la direzione democratica.

I rilevamenti nazionali confermano alcune preoccupazioni della dirigenza democratica. Secondo i due sondaggi più recenti, condotti dal 31 marzo al 3 aprile, McCain batte Obama per 47 a 44 percento per la Rasmussen, e per 46 a 45 per la Gallup. McCain batte Clinton per 47 a 44 percento per la Rasmussen, e per 46 a 45 per la Gallup. Anche se le percentuali di distacco sono all’interno del margine di errore, gli indecisi sono ancora tanti – dal 4 all’11 percento, e le elezioni sono fra sette mesi, i dati suggeriscono che i democratici devono affrettarsi a scegliere il candidato presidente, e unire gli sforzi contro McCain.

Secondo Robert Shrum, professore della Wagner School of Public Service della New York University è necessario che Clinton e Obama riducano gli attacchi personali che si stanno facendo a vicenda per evitare di regalare consensi ai repubblicani. In un articolo pubblicato sul New York Times del 4 aprile, Shrum fa notare che quando la Clinton chiede “chi è più qualificato per diventare il prossimo ‘comandante in capo’delle forze armate”, tentando di screditare Obama, rafforza la posizione del repubblicano McCain, eroe militare del conflitto in Vietnam, e molto stimato fra i militari. Shrum consiglia ai collaboratori della Clinton di smetterla di diffondere informazioni false sulle credenziali del senatore dell’Illinois, come quando hanno divulgato il dubbio che Obama avesse mai insegnato alla facoltà di legge della University of Chicago. Secondo Shrum, l’accusa più grave circolata dai collaboratori della Clinton, che probabilmente sarà usata copiosamente dai repubblicani, se Obama diventerà il candidato democratico, è che il senatore nero è, in qualche modo, “un-American” e amico di persone che sono antiamericane, come il discusso pastore protestante di Chicago, Jeremiah Wright. Alcune dichiarazioni del reverendo Wright, fatte durante sermoni che ha tenuto nella sua chiesa, e prese fuori del contesto in cui sono state fatte, sono comparse su Youtube, dando l’impressione che l’ex consulente spirituale di Obama giustificasse gli attacchi dell’11 settembre 2001.

Shrum consiglia ai collaboratori di Obama di smetterla di insinuare che la Clinton ha problemi caratteriali, e di evitare di creare l’impressione che, durante la presidenza di Bill Clinton l’ex first lady era solo una figura cerimoniale, mentre, di fatto, era la sua principale consigliera. Shurn consiglia di smetterla di falsificare la proposta sanitaria della Clinton, come quando i collaboratori di Obama asseriscono, falsamente, che il programma della senatrice di New York prevede l’acquisto di una polizza sanitaria assicurativa anche da parte di chi non se la può permettere. In breve, Shrum consiglia ai democratici di non dare ai repubblicani delle argomentazioni che serviranno agli avversari durante la campagna presidenziale di novembre.

James Carville, strategista democratico e sostenitore della Clinton, non la pensa come Shrum. Secondo Carville il tono delle critiche fra Clinton e Obama è nella normalità per una campagna per le primarie. In una discussione del 30 marzo con Wolf Blitzer, il conduttore del programma Late Edition della CNN, Carville ha avvertito Obama e i suoi collaboratori che le bordate che provengono da parte degli strateghi di Hillary Clinton sono niente rispetto a quello che dovrà subire da parte della destra repubblicana se e quando diventerà il candidato democratico alla presidenza. Per Carville la peggiore e più devastante battuta in tutta la campagna per le primarie democratiche la fatta proprio lui, quando, amareggiato per la decisione del governatore del New Mexico, Bill Richardson, di sostenere Obama, lo ha definito un “Giuda che prende i 30 denari”, alludendo al “tradimento” di Richardon, che si definisce un grande amico dei coniugi Clinton, e che ha servito Bill Clinton sia come ambasciatore all’Onu, sia come ministro dell’energia.

La direzione del partito democratico sta al lavoro affinché il candidato democratico sia scelto prima della Convention di agosto. Se si arriverà ad agosto con uno stallo, e il candidato democratico sarà scelto solo durante la Convention, non ci sarà il tempo necessario per rimarginare le ferite aperte all’interno del partito durante le primarie, per unirlo contro McCain. Non ci sarebbe più il tempo né per recuperare i voti dei democratici “scontenti” che il loro candidato non è stato scelto, né per conquistare il voto dei moderati e indipendenti, che potrebbero essere attratti da McCain.

Pubblicato su Agenzia Radicale il 5 aprile 2008

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Anthony M. Quattrone, Ph.D.

This blog is managed by Anthony M. Quattrone, Ph.D. Dr. Quattrone holds a Bachelor of Arts from the University of Maryland, a Master of Education from Boston University, and a Ph.D. in Applied Management and Decision Sciences from Walden University. Dr. Quattrone has worked in Naples for the past 35 years in the management of international education programs and in the management of human resources for a major international organization. Dr. Quattrone, a native New Yorker, has written several hundred articles for the Italian media regarding both local and international politics.

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