Obama vince nel Wyoming.


Anche Bill Clinton per l’accoppiata Hillary-Barack a novembre.

ANTHONY M. QUATTRONE

Il senatore dell’Illinois, Barack Obama, ha vinto i caucus del Wyoming svolti ieri, sconfiggendo la senatrice di New York, Hillary Clinton, per 61,4 a 37,8 percento, aggiudicandosi 7 dei 12 delegati in palio. La vittoria di Obama nel Wyoming era largamente attesa, e non cambia di molto la situazione nella distribuzione dei delegati assegnati, fino ad ora, ai due candidati democratici. Secondo Real Clear Politics, nel conto totale dei delegati vinti attraverso le consultazioni popolari e dei super delegati che si sono già schierati, Obama conduce con totale di 1.588 (fra cui 1.378 delegati e 210 superdelegati), contro 1.465 (fra cui 1.223 delegati e 242 superdelegati) per la Clinton.

Nelle consultazioni dello scorso martedì, quando si era votato in quattro stati, il Texas, l’Ohio, il Rhode Island, ed il Vermont, erano in palio un totale di 370 delegati. Secondo i dati più recenti, la Clinton ha ottenuto lo scorso martedì 184 delegati contro i 174 per Obama, con 12 delegati che devono ancora essere assegnati (9 nel Texas, 2 nell’Ohio, e uno nel Rhode Island). I dati del Texas non sono ancora definitivi perchè, mentre le consultazioni che si sono svolte in quello stato attraverso il sistema delle primarie hanno già dato i loro risultati finali, quelle che si sono svolte attraverso il sistema dei caucus hanno subito dei rallentamenti. Secondo il sito web del New York Times, mancano all’appello ancora i risultati di 59 percento dei seggi dove si sono svolti i caucus texani. Il risultato texano è, al momento, secondo il sito Real Clear Politics, di 92 delegati a testa, per Clinton e Obama, con 9 delegati ancora da assegnare.

Obama continua a vincere dove è necessario mettere in campo un’organizzazione capillare capace di mobilitare gli elettori democratici, come nel caso degli stati in cui si svolgono i caucus invece delle primarie. L’organizzazione capillare di Obama è particolarmente efficace anche negli stati più piccoli e in quelli dove il partito democratico è tradizionalmente debole. In questi stati è necessario mobilitare non solo i democratici “pigri”, ma anche gli indipendenti ed i repubblicani scontenti. La Clinton, invece, riesce a vincere negli stati grandi, specialmente quelli già tradizionalmente democratici, dove la macchina del partito è già ben collaudata, e dove può contare su solide alleanze costruite sin dai tempi della presidenza di suo marito, Bill Clinton.

Il prossimo appuntamento è nel Mississippi, l’11 marzo, dove sono in palio 33 delegati, e dove la vittoria di Obama è prevista da tutti gli osservatori, anche per la grande presenza di elettori neri.

Nel frattempo gli strateghi del partito democratico, sotto la direzione del presidente Howard Dean, sono attivamente al lavoro per tentare di arrivare ad un accordo fra la Clinton e Obama prima della Convention del prossimo agosto, e, preferibilmente, prima o immediatamente dopo le primarie che si svolgeranno il 22 aprile in Pennsylvania. La direzione del partito vorrebbe iniziare a concentrare la forza del partito contro il candidato repubblicano, il senatore dell’Arizona, John McCain.

In questo contesto diventa particolarmente indicativa la dichiarazione che Bill Clinton ha fatto ieri nel Mississippi e registrata dalla ABC News. Per l’ex presidente, Hillary è favorevole a prendere Obama come suo vice, se sarà scelta come candidata democratica per la presidenza. Secondo Bill Clinton, “un ticket Clinton-Obama sarebbe una forza quasi inarrestabile”.

Pubblicato da

Anthony M. Quattrone, Ph.D.

This blog is managed by Anthony M. Quattrone, Ph.D. Dr. Quattrone holds a Bachelor of Arts from the University of Maryland, a Master of Education from Boston University, and a Ph.D. in Applied Management and Decision Sciences from Walden University. Dr. Quattrone has worked in Naples for the past 35 years in the management of international education programs and in the management of human resources for a major international organization. Dr. Quattrone, a native New Yorker, has written several hundred articles for the Italian media regarding both local and international politics.

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