“Bradley Effect”: allarme pregiudizio razziale per Obama

ANTHONY M. QUATTRONE

Gli analisti americani sono ancora al lavoro per comprendere perchè tutti i sondaggi di previsione per le elezioni democratiche nel New Hampshire hanno fallito.  Uno dei massimi esperti americani nel campo del sondaggistica, il direttore della Pew Research Center, Andrew Kohut, ha pubblicato alcune considerazioni in un articolo apparso sul New York Times del 10 gennaio.  Kohut fa osservare che, nel caso dei sondaggi nel New Hampshire, la discrepanza fra previsioni e risultati è avvenuto solo per quanto riguarda i democratici, ma nel caso dei repubblicani, i sondaggi hanno fatto un eccellente lavoro.

Fra i democratici, i sondaggi prevedevano, in media, la vittoria di Barack Obama con circa 8 punti di vantaggio su Hillary Clinton.  Fra i repubblicani, i sondaggi prevedevano la vittoria di John McCain, in media, con 5,3 punti su Mitt Romney, mentre i dati finali hanno premiato McCain con un vantaggio di 5,5.  Kohut nota che le diverse organizzazioni di rilevamento hanno utilizzato diverse metodologie, dal rilevamento personale a quello telefonico, ma tutte hanno sbagliato nel caso dei risultati per i democratici.  La metodologia scelta da ciascuna organizzazione, dalle più famose come la Gallup, alle meno note che agiscono sono localmente, è stata utilizzata in ugual modo per ricavare le tendenze di voto fra gli elettori democratici e fra i repubblicani.  Perciò, dal punto di vista di Kohut, probabilmente il fallimento non è da imputare ad un errore di campionatura o di metodologia statistica, ma a qualcosa che concerne la specifica gara fra Barack Obama e Hillary Clinton.

Kohut prende in considerazione la notizia che 17 percento degli elettori democratici intervistati durante le exit poll hanno dichiarato di aver deciso all’ultimo momento per chi votare.  L’esperto fa notare, tuttavia, che il dato non è abbastanza significativo da giustificare la discrepanza fra i sondaggi ed il risultato finale, perchè il 39 percento degli indecisi ha votato per Clinton, mentre il 36 per Obama.  L’esperto non crede nemmeno che l’alto numero di votanti può essere la causa dell’errore dei sondaggi.  Infatti, il profilo degli elettori che hanno partecipato alle primarie democratiche, composto da un 54 percento che si dichiara democratico e da un 44 percento che si dichiara indipendente, non è cambiato rispetto alle elezioni del 2000, le ultime elezioni senza un candidato presidente in carica.

Pertanto, per Kohut,il motivo per comprendere il fallimento dei sondaggi va probabilmente cercato in qualche altro dato significativo, e raccomanda di non ignorare una tendenza già notata nei sondaggi precedenti quando un candidato nero è in gara, specialmente per quanto riguarda il rilevamento per le preferenze fra gli elettori bianchi a basso reddito e poco istruiti.  Le persone con un reddito basso, secondo l’esperto, sono gli stessi che, in generale, non rispondono ai sondaggi, e che sono meno inclini ad appoggiare un candidato nero.

Kohut trova interessante la divisione socio-economica fra coloro che hanno votato per Clinton e Obama.  Clinton batte Obama per 47 a 35 fra i votanti che provengono da famiglie con entrate al di sotto dei 50 mila dollari annuali.  Obama batte Clinton 40 a 35 fra coloro che guadagnano più di 50 mila dollari.  Clinton batte Obama fra coloro che non hanno mai frequentato l’università, per 43 a 35, mentre Obama vince fra gli universitari e i laureati per 39 a 34 percento.  In breve, i bianchi dei ceti sociali a basso reddito non solo tendenzialmente non rispondono ai sondaggi, ma sono anche quelli che hanno opinioni meno favorevoli nei confronti dei neri.  Il mondo dei sondaggi ha difficoltà ad incorporare questo dato nella composizione dei campioni.  Per Kohut, “le difficoltà persistono nell’intervistare le persone a basso reddito, i più poveri, e quelli con bassi livelli di istruzione”.  In Iowa, secondo Kohut, questo problema non si è manifestato “forse perchè Obama non era ancora percepito come una minaccia per i votanti bianchi dell’Iowa perché non era ancora il candidato in vantaggio”.

Frank James del Chicago Tribune ricorda in un articolo del 10 gennaio, che il fallimento dei sondaggi fra i democratici nel New Hampshire potrebbero essere in linea con quello che nel mondo dei sondaggi americani è chiamato “the Bradley Effect” (l’effetto Bradley).  Tom Bradley, un popolare sindaco nero di Los Angeles, perse nel 1982 contro un candidato bianco per le elezioni a governatore della California, dopo che le proiezioni dei sondaggi gli avevano costantemente previsto la vittoria.  L’effetto Bradley si riferisce alla situazione in cui un significativo numero di elettori bianchi dichiarano, durante i sondaggi, che sono sinceramente indecisi o che voteranno per un candidato non bianco, ma che poi, quando vanno effettivamente a votare, danno il voto in larga parte al candidato bianco.  Per James, le future primarie daranno la possibilità di capire se esiste un Bradley Effect nel caso di Obama e se Clinton e John Edwards continueranno a dividersi il voto dei bianchi più poveri e meno istruiti.  Se i democratici arrivassero alla conclusione che esiste un fattore razza, tale da indurre una larga fetta di elettori democratici bianchi a votare per il candidato repubblicano, o a non presentarsi alle urne a novembre, la candidatura di Obama potrebbe essere a rischio.

Pubblicato su Agenzia Radicale l’11 gennaio 2008.

Pubblicato da

Anthony M. Quattrone, Ph.D.

This blog is managed by Anthony M. Quattrone, Ph.D. Dr. Quattrone holds a Bachelor of Arts from the University of Maryland, a Master of Education from Boston University, and a Ph.D. in Applied Management and Decision Sciences from Walden University. Dr. Quattrone has worked in Naples for the past 35 years in the management of international education programs and in the management of human resources for a major international organization. Dr. Quattrone, a native New Yorker, has written several hundred articles for the Italian media regarding both local and international politics.

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